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CASERTA 2027, LA DISCONTINUITÀ A CORRENTE ALTERNATA: VECCHI INCROCI, NUOVE AMBIZIONI E IL PASSATO CHE BUSSA ALLA PORTA

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A Caserta la memoria politica sembra avere una curiosa scadenza: quando si avvicinano le elezioni, i rapporti di ieri diventano imbarazzanti, le vecchie frequentazioni scompaiono dai racconti e tutti riscoprono improvvisamente il gusto dell’opposizione.

Virginia Crovella e Raffaele Giovine, due nomi che oggi si ritrovano sul fronte dell’alternativa politica, hanno alle spalle percorsi e rapporti con il mondo amministrativo di Carlo Marino che meritano di essere ricostruiti senza sconti. Non per distribuire patenti di purezza, ma per evitare che la campagna elettorale del 2027 venga raccontata come se la politica casertana fosse nata ieri mattina.

Crovella, Fiano e il capitolo Marino

Per Virginia Crovella, insieme al suo fedelissimo Vincenzo Fiano, il capitolo Marino rappresenta un passaggio politicamente rilevante. Secondo le ricostruzioni che abbiamo fatto i rapporti con l’area amministrativa dell’ex sindaco avrebbero riguardato anche questioni legate alla gestione delle risorse destinate all’accoglienza dei rifugiati.

È una vicenda che merita di essere ripresa attraverso gli articoli e gli atti disponibili, distinguendo fatti documentati, responsabilità politiche e valutazioni. Ma una domanda resta legittima: con quale credibilità si può oggi rivendicare una discontinuità senza spiegare pubblicamente le scelte e le alleanze di ieri?

La politica non è un abito da cambiare davanti allo specchio delle convenienze elettorali. E la memoria dei cittadini non dovrebbe essere considerata un optional.

Giovine: dall’alternativa a Marino al ritorno all’opposizione

Nel 2021 Raffaele Giovine si presentò come candidato sindaco con Caserta Decide, raccogliendo poco più dell’8% dei voti. Una candidatura alternativa a Carlo Marino, almeno nella competizione elettorale.

Successivamente, il suo percorso politico si avvicinò all’area riconducibile a Gennaro Oliviero, esponente di primo piano del Partito Democratico campano. Seguirono una fase dai toni più moderati e una postura meno conflittuale nei confronti dell’amministrazione Marino.

Poi il quadro politico cambiò, le critiche tornarono a farsi sentire e Giovine riprese un ruolo più marcato di opposizione, assumendo anche iniziative e fornendo elementi utili al dibattito cittadino.

Benissimo: in politica si può cambiare posizione, si può correggere una valutazione e si può tornare a combattere battaglie che prima sembravano meno urgenti. Ma il punto è un altro: la trasparenza impone di raccontare anche le svolte, non soltanto di celebrare l’ultima versione di sé stessi.

La corsa a Palazzo Castropignano e le alleanze che scricchiolano

Adesso, mentre Caserta si avvicina alle comunali del 2027, si moltiplicano le iniziative, le prese di posizione e le nuove geometrie politiche.

Crovella, Giovine e Francesco Apperti sono nomi che circolano nel confronto sul futuro della città. Che dietro le tensioni recenti vi sia anche una competizione per la candidatura a sindaco è un’ipotesi politica, non un fatto da dare per accertato. Ma il tempismo delle iniziative e la necessità di conquistare visibilità rendono inevitabile una domanda: siamo davanti a un progetto amministrativo condiviso o a una competizione ancora tutta da decifrare?

Perché a Caserta il problema non è soltanto chi vuole diventare sindaco. È capire chi abbia una proposta credibile per governare una città ferita, con quali alleanze e con quale coerenza rispetto al proprio passato.

Cava Iuliano: nel mirino Zannini e Zinzi, ma le spiegazioni non possono mancare

La prima uscita pubblica congiunta di Giovine e Apperti ha riportato al centro la vicenda della cava Iuliano, una questione complessa, nella quale occorre ricostruire passaggi amministrativi, competenze, autorizzazioni e responsabilità senza confondere i diversi livelli.

Nel loro intervento, attraverso Caserta Decide e Speranza per Caserta, i due movimenti hanno chiamato in causa Zannini e  Zinzi.

Zannini, già presidente della commissione regionale competente in materia ambientale, rifiuti e cave, ha ricoperto un ruolo istituzionale che rende legittimo approfondire quali decisioni siano state assunte durante il suo mandato e quali eventuali ricadute abbiano avuto sulla vicenda. I rapporti richiamati nella ricostruzione giornalistica con Antonio Luserta, a sua volta associato alla vicenda della cava, richiedono però riscontri puntuali prima di trarre conclusioni sulle responsabilità individuali.

Quanto a Zinzi, il suo coinvolgimento nella vicenda non appare altrettanto immediato sulla base degli elementi qui disponibili. Proprio per questo, l’accostamento politico merita una spiegazione circostanziata: quali atti, quali decisioni, quali responsabilità specifiche?

Zinzi ha replicato con un video. E adesso sarebbe utile ascoltare Giovine e Apperti nel merito, non limitarsi alla contrapposizione tra post, repliche e controrepliche.

Se si chiama in causa un avversario, bisogna indicare i fatti che giustificano l’accusa politica. Altrimenti il rischio è che una questione amministrativa delicata finisca per diventare soltanto l’ennesimo strumento della contesa elettorale.

Il vero problema: Caserta non ha bisogno di nuovi travestimenti

La città ha bisogno di chiarezza sulle cave, sulla gestione dei rifiuti, sulle risorse pubbliche, sul dissesto, sulla sicurezza e sul degrado urbano. Ha bisogno di sapere chi ha deciso cosa, chi ha sostenuto quali scelte e chi intende assumersi oggi la responsabilità di proporre soluzioni verificabili.

Il 2027 non può trasformarsi in una gara a chi riesce a presentarsi come il più estraneo possibile a un sistema politico nel quale, negli anni, si sono intrecciati accordi, convergenze e cambi di posizione.

Le alleanze possono cambiare. Le persone possono maturare. Le opinioni possono evolvere. Ma la credibilità non si conquista cancellando il passato: si conquista spiegandolo.

E soprattutto, si conquista con un programma serio, numeri alla mano e impegni che i cittadini possano verificare.

Perché la vera discontinuità non è una parola da mettere su un manifesto. È la capacità di dimostrare, atti alla mano, che si farà diversamente da ciò che si è contestato.

A Caserta, prima delle nuove candidature, sarebbe già una rivoluzione.

 
   
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