CASERTA – Voci concitate, smartphone alzati, video girati da ogni angolazione. Quando arriva un incendio, il copione è quasi sempre lo stesso: il disastro diventa immediatamente spettacolo, la gente si avvicina, filma, commenta. Una sorta di ebbrezza collettiva da “io c’ero”, i vigili hanno salvato una persona che aveva trovato un alloggio di fortuna all’interno dell’area, oggi moltiplicata all’infinito dall’epoca del videotutto.
Ma stavolta c’era un dettaglio che forse, nella concitazione generale, è passato in secondo piano.
A poche decine di metri dalle fiamme c’era un pezzo importante della Caserta universitaria e ferroviaria.
Il Rettorato dell’Università della Campania, le aule e gli spazi della facoltà di Scienze politiche, e poco più in là i binari della stazione ferroviaria.
Insomma, non esattamente un angolo sperduto della città.
E mentre i telefonini immortalavano il bagliore dell’incendio, Caserta guardava bruciare un luogo che appartiene anche alla sua memoria collettiva.
QUEL PANINO DELLE DUE DI NOTTE
Perché quelle fiamme, inevitabilmente, hanno riacceso un ricordo generazionale.
Peppe la Porchetta.
Il mitico camioncino del panino notturno, uno di quei punti di riferimento che per generazioni di casertani hanno rappresentato una specie di rito clandestino della notte.
Studenti, ragazzi, comitive, universitari.
Due di notte.
Il panino.
La porchetta.
E quella Caserta notturna che, prima dei social, non aveva bisogno di hashtag per diventare leggenda.
Peppe la Porchetta era, in qualche modo, un trend ante litteram: non serviva Instagram, bastava sapere dove andare.
IL FUOCO DOVE PASSAVANO MIGLIAIA DI RAGAZZI
E allora la coincidenza fa un certo effetto.
Il fuoco è atterrato proprio lì.
Nel luogo dove per anni migliaia e migliaia di ragazzi arrivavano nel cuore della notte per mangiare qualcosa prima di tornare a casa.
Solo che stavolta Peppe non c’era.
Se n’era andato molto prima che quelle fiamme illuminassero la notte.
Almeno dieci anni fa.
Resta però il ricordo di una città diversa, quando certi luoghi non erano semplicemente attività commerciali ma diventavano, quasi inconsapevolmente, pezzi di identità cittadina.
E forse è questo l’aspetto più curioso di questa storia.
Un incendio dura qualche ora.
I video finiranno presto nel dimenticatoio.
Ma certi luoghi, certi nomi e certi rituali della notte continuano a vivere nella memoria di chi li ha attraversati.
E ieri sera, mentre Caserta filmava il fuoco con gli smartphone, per qualche minuto è sembrato di rivedere anche quella vecchia città.
Quella del panino alle due.
Quella di Peppe la Porchetta.
Quella che oggi non c’è più.
E il fuoco, beffardamente, è arrivato proprio lì.














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