Caserta, la grande barriera

La nostra città? Un percorso a ostacoli. Chi ha potere di cambiare questa situazione e ha la colpa di non volerlo fare

Caserta, la grande barriera architettonica, per tutti, senza distinzioni di età e capacità motorie, la  nostra città offre democraticamente ostacoli a chiunque osi percorrerla a piedi.

Scale, marciapiedi, intercapedini e gradoni. La nostra città diventa un percorso a ostacoli per normodotati, un’avventura per i ‘disabili’ e il completo abbattimento delle barriere architettoniche è ancora una meta lontana. Per capirlo, immaginiamo la giornata tipo di una persona disabile a Caserta

E non sono soltanto i rappresentanti delle associazioni di disabili a denunciarlo da anni, ma anche i cittadini cosiddetti normodotati che ogni giorno rischiano inciampi e scivoloni rovinosi a ogni passo. E in un Paese che conta sempre più anziani, o dove una passeggiata con bebè in carrozzina dovrebbe essere un diritto sacrosanto, si continua a parlare di strade rotte e di parcheggi a pagamento sempre più preponderanti.
Senso civico, solidarietà e abbattimento delle barriere: queste componenti sono le fondamenta portanti per la costruzione della società. Nel 2019 l’Italia non è ancora riuscita a tenere il passo con le altre nazioni europee per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche che impediscono alle persone disabili di usufruire delle strutture e dei servizi come dovrebbero. Esistono ancora dei limiti per queste persone, nonostante il governo prometta di stanziare fondi per la costruzione di strutture per la risoluzione del problema. Il nostro Paese ma in particolare CASERTA si conferma sempre ‘il fanalino di coda’ , restando arretrato sotto molti punti di vista.

Non esistono fondi sufficienti, a fatica vengono varate leggi in merito, non vengono realizzate sufficienti strutture accessibili a tutti e persino i mezzi pubblici, spesso, non possiedono la pedana per consentire l’entrata a persone disabili. Bisognerebbe essere presenti e cercare di muovere le coscienze di chi ha potere di cambiare questa situazione e ha la colpa di non volerlo fare.

Perché se si vuole si può. Immaginando la giornata tipo di una persona disabile, ci si può rendere conto di quanto si deve ‘lottare’ per sopravvivere.

Basterebbero alcune regole di buona condotta e sicuramente più fondi a disposizione per l’abbattimento di queste barriere, insieme al senso civico e alla sensibilità che deve essere in ognuno di noi per far presente questo ‘limite’ che ancora caratterizza negativamente il nostro paese.

In questo modo non ci saranno più quelle situazioni di disagio e gli spiacevoli inconvenienti che continuano pesantemente a voler sottolineare il differente ‘trattamento’ fra le persone meno fortunate e quelle che invece non si domandano nemmeno se esiste questa realtà.


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