Dama: rifiuti-salute si è fatta molta disinformazione

di Paola Dama Sul rapporto rifiuti-salute si è fatta molta disinformazione, sia creando spesso un allarme ingiustificato sia negando tale rapporto o minimizzando i rischi. Tale situazione è determinata anche dalla genericità del termine rifiuti e dai differenti esiti degli studi in proposito. Per rispondere alla domanda se e quanto i rifiuti sono pericolosi per…

di Paola Dama

Sul rapporto rifiuti-salute si è fatta molta disinformazione, sia creando spesso un allarme ingiustificato sia negando tale rapporto o minimizzando i rischi. Tale situazione è determinata anche dalla genericità del termine rifiuti e dai differenti esiti degli studi in proposito.

Per rispondere alla domanda se e quanto i rifiuti sono pericolosi per la salute bisogna specificare “quali rifiuti”, “smaltiti come” e “pericolosi per chi?”.

Per l’uomo e per l’ambiente sono pericolosi soprattutto i rifiuti industriali, perché spesso contengono sostanze chimiche ad azione tossica, cancerogena, teratogena.
Per tale motivo la legge definisce questi rifiuti “pericolosi” stabilendo che devono essere smaltiti secondo particolari procedure per impedire o minimizzare il rischio di effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente (alcuni devono essere distrutti ad altissima temperatura, altri devono essere racchiusi in contenitori ermetici e collocati in siti con particolari requisiti, altri devono essere raffinati e riciclati ecc.).

Alcuni rifiuti pericolosi sono presenti anche nelle nostre
case: pile, farmaci, cartucce delle stampanti, vernici, solventi ecc. Per tali motivi questi rifiuti devono essere differenziati dagli altri e conferiti secondo quanto previsto dai regolamenti comunali.

I rifiuti urbani (la spazzatura) possono essere pericolosi perché contengono sostanze putrescibili (la cosiddetta “frazione umida” formata da residui di alimenti, carta ecc.) che favoriscono il proliferare di germi patogeni o dei “vettori di malattie”, cioè quegli animali, come scarafaggi, mosche, topi, ratti, che possono trasportare microbi patogeni, facendoli venire a contatto con l’uomo. Tuttavia tale rischio non è alto come comunemente invece si crede.

La frazione umida degli rifiuti solidi urbani (RSU), decomponendosi, può dare origine ad un liquame acquoso (il percolato) che, per definizione, non è tossico o pericoloso in senso tecnico, come invece può esserlo il “colaticcio”, proveniente dal dilavamento dei rifiuti pericolosi, potenzialmente ricco di composti tossici. Certamente l’infiltrazione del percolato o del colaticcio nel suolo, nelle falde acquifere e nei corsi d’acqua può essere una fonte più o meno grave di inquinamento ambientale.

Per tale motivo tutte le discariche di rifiuti devono avere caratteristiche ben precise ed essere costruite in luoghi idonei. La
degradazione della frazione secca dei rifiuti (plastiche, metalli, inerti) può dare luogo a prodotti di degradazione ambientale, non sempre del tutto prevedibili: nel lungo termine, qualora questi si rivelassero composti bio-mimetici o direttamente bio-disponibili,
potrebbero rivelarsi pericolosi non solo per l’ambiente, ma anche per la salute dell’uomo.

La combustione dei rifiuti è, come abbiamo detto, una fonte certa di inquinamento atmosferico. Per quanto riguarda i risultati delle ricerche sul nesso discariche e salute e inceneritori e salute, va detto che gli studi epidemiologici trasversali (quelli che contano il numero di decessi o di casi di malattia avvenuti in un dato territorio paragonandolo a quello di altri territori) non sono utili per evidenziare tale nesso e per stimare il rischio.

La problematica è molto complessa e non vi sono ancora certezze scientifiche a riguardo e bisogna diffidare da chi trae conclusioni approssimative da un singola ricerca, ignorando o trascurando l’insieme degli studi in proposito.

Per le difficoltà di indagine in tale campo di studi e per la
mancanza di studi di coorte su ampie popolazioni non è possibile affermare con certezza l’esistenza di un nesso tra discariche o inceneritori e determinate patologie né stimare quante persone si ammalano o muoiono tra gli esposti.

A tal proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un suo rapporto su salute e rifiuti, dopo avere passato in rassegna i principali studi in proposito, sottolinea che la maggioranza dei lavori scientifici ha riscontrato un eccesso di rischio per vari tumori
(polmonare, vescicale, epatico, prostatico, gastrico ecc.) e per malformazioni e che, quindi, c’è il sospetto che discariche e inceneritori possano determinare danni alla salute, per cui “è consigliabile ridurre quanto più è possibile la produzione di rifiuti e incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio”.

A maggior ragione si deve evitare che rifiuti industriali o urbani siano sversati ai bordi delle strade o nei campi o in discariche illegali o che siano bruciati, come purtroppo è successo e accade ancora, in diverse zone della Campania.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *