Foto e un testimone inguaiano i carabinieri

 A tre giorni di distanza dalla notte fra il 6 e il 7 settembre, quando le due giovani americane sarebbero state vittime dello stupro dei due uomini dell’Arma, quello che è successo dopo il passaggio dalla discoteca Flo’ al palazzo del centro storico, in quei venti minuti di buio testimoniati dalle telecamere di sorveglianza, comincia ad avere contorni più definiti. i due non…

 A tre giorni di distanza dalla notte fra il 6 e il 7 settembre, quando le due giovani americane sarebbero state vittime dello stupro dei due uomini dell’Arma, quello che è successo dopo il passaggio dalla discoteca Flo’ al palazzo del centro storico, in quei venti minuti di buio testimoniati dalle telecamere di sorveglianza, comincia ad avere contorni più definiti.

i due non avrebbero incontrato “per caso” le ragazze per strada, come le stesse studentesse americane hanno raccontato, ma le avrebbero deliberatamente abbordate al bar della discoteca Flo di piazzale Michelangelo dove le giovani erano andate a ballare.

Lo racconta un testimone che la notte tra mercoledì e giovedì ha visto le ragazze – barcollanti e vistosamente ubriache, una aveva fumato dell’hashish, come documentano i referti medici dell’ospedale Torregalli. – in compagnia di due uomini in divisa, come ricostruisce La Stampa. I due sarebbero arrivati insieme ad altre due pattuglie, chiamate a sedare una rissa. Quando arrivano i militari, però, l’atmosfera è calma. Così i carabinieri – ora indagati e sospesi dal servizio – attaccano bottone con le due ventenni. Poi escono da soli, ma mentre le altre pattuglie si allontanano, la loro gazzella resta nei dintorni. Ed è pronta a soccorrere le statunitensi quando escono dal locale e tentano di chiamare un taxi.

Dietro la vicenda ci sarebbe quindi un vero e proprio “piano”: i carabinieri si sono offerti di accompagnarle a casa, sfruttando la fiducia che le due riponevano nella divisa. Poi lo stupro: nell’ascensore nel caso di una ragazza, sulle scale nel caso dell’altra. In entrambi i casi sono state trovate le tracce biologiche che riconducono agli indagati.

Ma anche una foto, scattata di nascosto da una delle studentesse proprio durante il rapporto sessuale. Una foto che mostra “parte del corpo dell’uomo” e in cui “si riconosce la divisa e la fondina con la pistola”.

“Un rapporto consenziente”, ha assicurato ieri l’appuntato accusato dalle ragazze, “Non è vero che sembravano ubriache. Non me ne sono accorto, e sono state loro a invitarci a salire fino a casa. Noi ci siamo andati e ho avuto un rapporto sessuale, ma la ragazza era consenziente”. Il legale delle due studentesse, Gabriele Zanobini, nel ricordare come, in base al codice penale, la violenza sessuale non si consuma solo “con la violenza fisica, ma anche abusando delle condizioni di inferiorità psichica o fisica al momento del fatto”. “Le due ragazze erano in una situazione alterata, anche a causa dell’alcol. In questa fattispecie il non consenso è implicito”, spiega l’avvocato. La condizione di ubriachezza delle americane risulta da esami e testimonianze. Una di loro, la più giovane  non è stato nemmeno in grado di confermare la violenza e non stava in piedi. L’altra studentessa invece era più presente. E’ lei che ha fornito ai magistrati un racconto preciso, che ha spiegato di “non aver gridato per paura perché erano armati”, che ha fornito la prova della fotografia.

Al momento non ne è stata rivelata l’identità ma emergono le prime indiscrezioni sul loro profilo: uno ha 30 anni, è single e ha il sogno di entrare nel nucleo cinofili. L’altro ha quasi 40 anni e 20 anni di servizio, è sposato e ha un figlio

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