Guerriero: Lo sciopero della fame in solidarietà si faccia anche per i connazionali

Kest'è: Qualche uomo di chiesa, vuol far passare che nel nostro paese ci sia razzismo, li rassicuriamo gli italiani sono per la stragrande maggioranza intolleranti. Il razzismo, parola sulla bocca di tanti, viene usata in maniera spropositata. Il razzismo è insito nel DNA di chi noi ospitiamo...rifletteteci,

Il presidente di Caserta Kest’è per conto ed anche a nome di tutti i membri  dell’associazione, contesta l’iniziativa lanciata da padre Alex Zanotelli  80enne missionario comboniano impegnato in Africa e in Italia .

L’ uomo di chiesa, in varie occasioni, con le sue dichiarazioni ha mostrato la sua vera natura verso l’attuale governo, colma di risentimento e di odio, alle quali davvero c’è poco da aggiungere.

Non siamo meravigliati affatto che l’iniziativa  è stata condivisa anche dal monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, e che una volta al mese in solidarietà coi migranti aderisce  allo sciopero della fame, seguito da un breve sit-it davanti Montecitorio.

Guerriero: Lo sciopero della fame in solidarietà  si faccia anche per i connazionali  Mentre Don Salvatore Picca  parroco di San Martino Valle Caudina, nell’Avellinese e, soprattutto, dopo gli attacchi mediatici sferrati in copertina da Famiglia Cristiana, è un religioso che difende in prima linea Matteo Salvini e il suo operato sulla questione dei migranti. Il religioso, proprio sulla gestione dei clandestini e irregolari, afferma: «È l’unico politico che segue il Vangelo».

Il prete anti-migranti in difesa di Salvini

Quindi, ultimamente anche sulla vexata quaestio dei migranti la Chiesa si spacca: e tra chi non condivide la linea dettata dal Pontefice in materia di accoglienza (sempre e comunque) c’è anche chi, come  don Salvatore Picca, la pensa diversamente. Anzi,  è d’accordo, all’opposto, con l’impostazione ed i provvedimenti sanciti da Matteo Salvini. Stiamo parlando del parroco quarantunenne della parrocchia di San Martino Valle Caudina, un paese di cinquemila anime incastonato nella cornice della provincia di Avellino dove, riferisce il Giornale.it a riguardo, «di rifugiato in questi anni non ne è arrivato neanche uno». Eppure,  il parroco locale, Don Salvatore Picca, ha avuto il coraggio di inserirsi nel dibattito in corso e andare controcorrente: infatti, il religioso, anziché schierarsi con la posizione ufficialmente assunta e rivendicata dal Vaticano, a partire da quanto sostenuto e ribadito continuamente dal Papa, ha riscosso una certa fama – in paese e non solo – dopo aver difeso l’attuale ministro dell’Interno e leader del Carroccio, contestando la copertina anti-Salvini pubblicata da Famiglia Cristiana.

Del resto, rilancia il parroco, «anche il Papa pone limiti all’accoglienza»

Tanto che oggi, dopo aver condiviso in pieno la linea del vicepremier leghista in materia di politiche a supporto di lavoro, natalità, famiglia a proposito di iniziative contro l’aborto, in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero, il sacerdote non solo conferma la sua approvazione riguardante l’operato di Salvini ma ribadisce che «con la sua azione politica segue la dottrina sociale della chiesa», «l’unico politico che in questo momento segue davvero il Vangelo» e che,  «ben vengano» le politiche che, rifacendosi al credo che invoca di «aiutarli a casa loro», perché – ribadisce il parroco – «non possiamo accogliere tutti», ma solo quelli che «davvero scappano dalle guerre», vadano nella direzione del rispetto della legalità, della difesa dei confini e, soprattutto, contro il business di chi si arricchisce “sulla pelle dei migranti”. E questo è stato sufficiente per accreditare il don dell’avellinese tra i “fan” di Salvini, non prima di aver aggiunto che, come da don Picca ricordato nell’intervista citata, «anche il Papa pone limiti all’accoglienza». Secondo  don Picca , anche con la sua benedizione sacerdotale,  l’esecutivo in carica dovrebbe, quanto prima, «passare dalle parole ai fatti» se vuole conservare e accrescere la fiducia di elettori e fedeli: a partire, sembra di leggere tra le righe, da quelli della cittadina avellinese, San Martino Valle Caudina.

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