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Il Pd schiera svariati candidati di fede musulmana alle amministrative

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Un video diffuso sui social e ricondiviso dalla piattaforma “Welcome to Favelas” ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e acceso il dibattito politico a Venezia.

Nel filmato si vedono due candidate del Partito Democratico impegnate in un incontro con alcuni membri della comunità bengalese residente nelle zone di Marghera e Zelarino, nell’ambito delle attività di campagna elettorale per le elezioni amministrative.

Durante l’incontro, le due esponenti politiche illustrano le modalità di voto, utilizzando un fac-simile della scheda elettorale e spiegando passo dopo passo le operazioni necessarie per esprimere correttamente la preferenza. L’iniziativa è stata presentata come un momento informativo rivolto a elettori che potrebbero avere difficoltà con la lingua italiana o con le procedure di voto.

Il video ha generato reazioni contrastanti sui social e nel dibattito politico locale. Alcuni osservatori lo hanno interpretato come un’attività di informazione e inclusione elettorale rivolta a cittadini di origine straniera regolarmente residenti e aventi diritto al voto. Altri, invece, hanno sollevato perplessità sull’opportunità di questo tipo di iniziative in un contesto elettorale.

Il tema dell’integrazione delle comunità straniere e della loro partecipazione alla vita politica locale è da tempo al centro del confronto pubblico in diverse città italiane, Venezia compresa, dove è presente una consistente comunità di origine straniera.

Al momento non risultano contestazioni formali da parte delle autorità competenti in merito al contenuto del video.

Il video conferma che ormai  è assodata la sinergica fusione elettorale tra sinistra e immigrazione. E non solo relativamente ai referendum costituzionali, ma anche alle elezioni comunali.

A Venezia, il Pd schiera svariati candidati di fede musulmana alle amministrative. Tra i punti programmatici una grande moschea a Mestre, un cimitero islamico e campi da cricket. Secondo questo programma, insomma, saranno i veneziani a doversi integrare alla cultura del Bangladesh e affini e non viceversa. Il centrodestra pertanto si oppone, non solo ai punti promessi dai candidati ma anche a questo sistema di compravendita culturale.

D’altronde questo episodio rivela la vera logica della sinistra italiana sul tema immigrazione. I migranti, spesso arrivati in Italia con bassi livelli di istruzione e scarsa conoscenza della lingua italiana, non vengono visti come cittadini da integrare davvero rendendoli autonomi, produttivi e culturalmente compatibili con il nostro Paese. Vengono considerati principalmente una risorsa elettorale. E se, in quanto tale, sono descolarizzati o parlano a malapena italiano non c’è alcun problema; basta organizzare un tutorial mnemonico come quello che si può apprezzare nel video per insegnare il partito giusto da barrare. Dopotutto se votano PD o per estensione sinistra, l’integrazione funziona.

Possiamo avere il coraggio o più banalmente l’onestà intellettuale di chiamarlo voto di scambio etnico? In una città come Venezia, con migliaia di musulmani (di cui una porzione quasi maggioritaria di origine bengalese), il bacino è consistente. E dunque via con volantini in nome di Allah, incontri separati per soli uomini, campagne porta a porta nelle comunità. La sinistra che un tempo era la paladina della laicità oggi chiede tramite i candidati la costruzione di luoghi di culto (peraltro di una religione alquanto discutibile in merito di diritti civili e parità di genere…).

E allora la ghettizzazione, il sistema di un’immigrazione chiusa che si trincera in alcune zone e non viene a contatto con il resto del paese diventa non solo un non problema, ma talvolta persino una soluzione. I migranti diventano delle enclavi di voto sicure e prosperose.

Poco importa se nei bacari del futuro non si berrà il prosecco perché è haram se i compagni potranno continuare a prosperare…Kest’è!!!

 
   
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