Lo strano caso della Terra dei Fuochi

La mortalità evitabile

Le lotte ambientaliste sul territorio Campano trovano il loro sfogo nel continuare a recriminare il vergognoso aumento del numero di morti in relazione alla pessima gestione dei rifiuti.
Stop biocidio, slogan assunto oramai da anni, e’ il dogma centrale di tutti coloro che ancora fanno fatica a distinguere la differenza tra incidenza e mortalità.
La mortalità è una misura di esito e non e’ necessariamente correlato all’inquinamento o agli stili di vita, piuttosto può essere legato allo stato del sistema sanitario. L’incidenza, cioè il numero di nuovi casi, è, invece, conseguenza di fattori di rischio di tipo ambientale, che siano essi legati all’inquinamento o agli stili di vita.

Ora, se si continua volontariamente a perpetrare questo equivoco ci sono solo due possibilità:
1) chi spaccia la mortalità per misura di incidenza di malattia lo fa artatamente per generare o amplificare allarme, ed allora bisogna capirne il motivo;
2) chi spaccia la mortalità per misura di incidenza di malattia non sa di che parla. E la cosa è anche più preoccupante.

Fatta questa premessa, sarebbe il caso di documentarsi su uno studio che calcola la “mortalità evitabile”.
Quante persone sono morte in un anno in Italia per colpa delle inefficienze del servizio sanitario nazionale? Indovinate chi e’ all’ultimo posto della classifica.

Il Progetto MEV(i), che nell’edizione 2017 adotta una classificazione revisionata in base alla lettura Eurostat, stima in oltre 103.000 le morti evitabili avvenute nel 2014 entro i primi 75 anni di vita, delle quali circa due terzi maschili (66.284 casi) e il restante terzo femminile (37.312 casi). Si tratta di un indicatore utile a capire il livello del welfare, regione per regione.

Il Rapporto annuale pubblica la classifica provinciale, aperta da Treviso e chiusa da Napoli, aggiornata ai decessi per causa 2014 rilasciati dall’Istat a gennaio e conferma la generale diminuzione della mortalità evitabile in Italia nel corso degli ultimi anni, pur ribadendo anche un’evidente disparità geografica, a livello sia regionale che provinciale.

I risultati tendono a confermare alcune caratteristiche territoriali già emerse nelle precedenti edizioni, come la presenza di Marche e Toscana nella zona alta della classifica e quella della Campania nella fascia più critica.

Ripetiamo: LA CAMPANIA NELLA FASCIA PIÙ CRITICA.

In figura sono riportate le mappe epidemiologiche, Individuate sulla base del valore medio nazionale e della deviazione standard (σ), sono state definite 5 classi di intensità.
Le mappe relative alla mortalità evitabile complessiva consentono di rilevare alcune peculiarità, tra le quali, in particolare:
• un’area che si estende fra Toscana, Umbria e Marche e un’altra che abbraccia Veneto e Trentino Alto Adige, entrambe caratterizzate da tonalità
meno intense e cioè da valori più bassi;
• vaste parti della Sicilia e della Campania e, nel caso dei maschi, della Sardegna che presentano colorazioni molto intense, quindi valori sensibilmente più elevati della media nazionale. [1]

Per costruire l’indicatore si valuta la capacità di diagnosi tempestiva e di cure appropriate (ad esempio screening e terapie oncologiche), mentre il terzo fattore adoperato riguarda la qualità dell’assistenza, come ad esempio quella ai malati cronici. Alla fine si sommano gli anni di vita persi rispetto a quelli attesi in tutti i casi di morte evitabile, si convertono in giorni e il risultato viene diviso per tutti gli abitanti dell’area presa in considerazione, provincia o regione che sia. Si arriva così a sapere quanti giorni perde in media ogni cittadino all’anno a causa di questi decessi
La mortalità evitabile viene calcolata inoltre prendendo in considerazione i decessi che potevano essere appunto rimandati, intanto grazie a interventi di prevenzione primaria, cioè ad esempio seguendo le regole antinfortunistiche sul lavoro, oppure riducendo il fumo e il consumo di alcolici, facendo una dieta equilibrata e svolgendo attività fisica.

Per fare un esempio, nelle Marche il dato è di 21,34 per quanto riguarda i maschi, in Campania, l’ultima in classifica di 29,24. Ma non sono tanto i valori numerici a rendere interessante l’indicatore, tanto la capacità che questo ha di rivelare la qualità dei sistemi sanitari.

Per quanto riguarda le 110 province italiane, per i maschi la migliore è Treviso con 19,65 giorni persi l’anno per la mortalità evitabile, seguita da Firenze, Ascoli, Rimini e Fermo. In fondo alla classifica ci sono Enna, Caserta, Medio Campidano, Nuoro e Napoli, dove il dato arriva a 30,79 giorni. Tra le donne eccelle ancora una volta Treviso (10,67 giorni), seguita da Prato, Vicenza, Ascoli e Arezzo. In fondo alla classifica, Siracusa, Caltanissetta, Caserta, Enna e Napoli (con 18,68). [2]

Ora, per intenderci.

Il grave paradosso cui assistiamo in Regione Campania è rappresentato dal fatto che rileviamo tassi di incidenza più bassi o in linea, nella quasi totalità dei casi, rispetto al Pool dei Registri Tumori italiani, ma allo stesso tempo, rileviamo tassi di mortalità più alti rispetto al dato nazionale, o almeno per molti tumori, più alti rispetto a quanto dovremmo aspettarci in relazione alla più bassa incidenza. Ciò è dovuto, essenzialmente, alla più bassa sopravvivenza per tumori cui assistiamo in Regione Campania rispetto al POOL nazionale dei Registri Tumori.

È possibile che il paradosso evidenziato sia dovuto a:

*Insufficiente copertura degli screening di popolazione e ritardo diagnostico che determinano la rilevazione della malattia in fase più avanzata e, quindi, con prognosi peggiore;
*estrema polverizzazione dei percorsi diagnostico – assistenziali,
qualità dei servizi di diagnosi e cura erogati;
*diseguaglianze nell’accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici; [4]
*ridotta introduzione di modelli di trattamento multidisciplinare in campo oncologico. (immaginiamo se sia possibile che una clinica privata possa mettere insieme un gruppo multidisciplinare, per cui il paziente sarà di fatto rimbalzato tra le varie figure professionali quando e se disponibili)

Appare chiaro che le gravi criticità evidenziate non attengano al degrado ambientale, pur presente e insopportabile, ma all’assenza di una governance del sistema sanitario regionale in campo oncologico in grado, a livello aziendale di attuare gli screening organizzati di popolazione, ed a livello centrale di indicare, e valutare:

1- lo standard di riferimento,
2- indicatori e monitoraggio di processo che non siano di solo carattere economico,
3-misure e valutazione degli esiti;
4- Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali su base regionale.

Non è accettabile che tali “misure di sistema” vengano proposte come misure di risposta al possibile rapporto tra inquinamento ambientale e cancro; tale rapporto va indagato e richiede risposte ad hoc.
Se vogliamo salvare la popolazione dobbiamo rispondere alle giuste domande, altrimenti continueremo a mietere vittime.

Paola Dama per la Task Force Pandora

#savecampaniafelix
#taskforcepandora

Fonte:
[1] www.mortalitaevitabile.it/
[2] https://goo.gl/Suf4vc
[3] www.taskforcepandora.com-il contributo del registro tumori in Campania.
[4] Associazione tra sopravvivenza oncologica e diseguaglianze socioeconomiche: uno studio nell’area della provincia di Napoli coperta dal registro tumori ( M Fusco1, M Santoro1, N Caranci2, P Chiodini3- 1)Registro Tumori Regione Campania c/o ASL Napoli3 Sud; 2)Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale, Emilia Romagna; 3)Dipartimento di Medicina Pubblica, Clinica e Preventiva Seconda Università di Napoli.

#iostoconpaoladama

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