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MNS: Insegnanti con le mani legate, un fenomeno in continua crescita

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La scuola sembra sotto assedio, presa di mira da parte di bambini, adolescenti e genitori. Non è il fenomeno del momento come molti credono, è solo il chiasso mediatico che rende visibile e alla portata di tutti un problema che, a noi clinici e psicologi che lavorano con le scuole e nelle scuole, è purtroppo chiaro ed evidente già da diverso tempo.

Sulle motivazioni ne abbiamo disquisito a sufficienza, c’è un degrado educativo, troppi bambini sono orfani di valori, contenimento e regole, non c’è più un coordinamento genitoriale, un tira e molla, un sì e un no, un puoi e non puoi, un va bene e va male, che crea solo confusione e deriva nello sviluppo emotivo, cognitivo e comportamentale. Un disallineamento anche con l’istituzione scolastica che ha perso il suo valore pedagogico-formativo ed è diventata un centro di prima accoglienza e un pronto soccorso educativo. Purtroppo stanno per finire anche i cerotti e i rimedi rapidi e ci troveremo davanti ad un problema che non si vuole vedere perché troppo complesso da arginare in quanto richiede una vera e propria rivoluzione, della scuola e della famiglia.

Ultimo episodio alla ribalta delle cronache, un’insegnante legata alla sedia della cattedra dai suoi studenti.

Tutti di prima superiore. Poi presa a calci. Tutto registrato con il cellulare e postato sui social, in primis su Instagram. Succede ad Alessandria, all’istituto tecnico commerciale Da Vinci.

 La scellerata vicenda – su cui in questi giorni si è consumato un tentativo di ridimensionamento da parte dei genitori – è accaduta più di un mese fa e per tutelare la docente, che non ha sporto denuncia.

Si sa solo che si tratta dell’ennesimo episodio di bullismo, che ha avuto come vittima una docente con disabilità fisica.

“Durante una lezione come è noto, i ragazzini di una prima superiore l’hanno legata alla sedia della cattedra e presa di mira a calci. Alcuni di loro, quelli che non partecipavano riprendevano con i cellulari”. Il prodotto di questa insana ‘bravata’ è stato un video, successivamente “postato su Instagram” che “ha girato per gli smartphone di parecchi ragazzini. Ed è così che in città sono in molti ad aver visto quelle immagini, seppur eliminate in fretta, di quell’aggressione vigliacca a chi non poteva difendersi”. Dinanzi a certi accadimenti, ci si sarebbe aspettati una punizione esemplare, finalizzata anche a prevenire qualsiasi tipo di emulazione: invece la sanzione per gli studenti si è limitata ad “un mese di sospensione con l’obbligo di frequenza in aggiunta la pulizia dei cestini delle altre aule durante l’intervallo”.

 Secondo il segretario provinciale della federazione italiana scuola, attualmente dirigente del MNS Prof. Bruno di Martino, ciò che è accaduto lascia davvero sconcertati: “Non è davvero ammissibile ciò che è successo. Come docente, siamo per la tolleranza zero su certi episodi: l’aggressione nei confronti di un docente deve comportare l’espulsione immediata dello studente o degli studenti che si sono resi artefici di tale azione vergognosa. Inoltre, l’insegnante può persino valutare di denunciare questi giorni per oltraggio a pubblico ufficiale: quello che è stato fatto, se accertato, è un vero e proprio reato penale, ma capita spesso che i dirigenti scolastici non diffondono le azioni delinquenzali che avvengono nei loro istituti per non creare una nomea negativa che farebbe perdere iscrizioni con la conseguenza di venire accorpati ad altri istituti. Tutto ciò in conseguenza di una politica scellerata e scriteriata verso la scuola e le sue istituzioni ”.

“Il primo fine del nostro lavoro – continua Di Martino – è educare le generazioni del futuro: dobbiamo formare uomini e donne rispettosi e ricolmi di senso civico. Chi compie questi oltraggi deve essere espulso, senza se e senza ma: d’ufficio. Chi compie violenza, a meno che non sia a sua volta portatore di limiti mentali, ha sempre torto e, al di là dei profili penali, deve sapere che non ci può essere alcuna discrezionalità, nemmeno del Consiglio d’Istituto, che possa giustificare alcunché”.

“E in tutto questo, le famiglie, – interviene Roberta Pirozzi dirigente MNS arte e cultura– dove sono? Perché escono allo scoperto solo ora, tentando di giustificare l’ingiustificabile? La verità è che i genitori dovrebbero collaborare, altrimenti episodi di questo genere non faranno che moltiplicarsi. La scuola da sola non ce la può fare. E anche le istituzioni, ai massimi vertici e a livello locale, debbono stare vicino agli insegnanti, supportandoli, a partire dalle aree a rischio, con figure a supporto, anche incrementando le copresenze. Ecco perché noi siamo per le punizioni esemplari: si deve comprendere lo sbaglio, affinché domani questi ragazzi diventino buoni cittadini”.

Il dirigente regionale  MNS Guerriero Ciro afferma : ‘Stiamo affrontando una crisi educativa profonda che sta mandando alla deriva genitori e figli e una scuola che non ha i mezzi e risorse per sopravvivere a tutto questo decadimento. Ognuno deve riprendere il proprio ruolo, come quando salpa una nave, “ognuno ai propri posti”, con un unico obiettivo, altrimenti succede il caos a bordo e si rischia di non raggiungere mai la meta o di affondare.

È una questione di DISTANZA, genitori e insegnanti sono o troppo vicini o troppo distanti dai figli-alunni, troppo amici, troppo alla pari, alcuni docenti aprono addirittura le porte delle loro case, della loro intimità, chattano e condividono la propria vita sui social con gli allievi, oppure sono troppo distanti dai problemi e dal punto di vista dell’infanzia e dell’adolescenza.

Comunque, se non si investe su figure professionali competenti e specializzate che siano veramente di aiuto a famiglie e istituzione scolastica, prevedo che questa escalation di violenza non si riesca più a fermare.’

 

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