Il ‘NO’ in pillole #4 contro una brutta riforma

Una delle cose che non tornano della riforma Boschi – Renzi è la seguente: il Senato rappresenterà lo Stato, le regioni o tutti e due? Il disegno di Matteo Renzi è infatti ambiguo: da un lato precisa che soltanto la Camera rappresenterà la Nazione, ma dall’altro assegna al Senato delle competenze sovraregionali che, dalla nascita…

Una delle cose che non tornano della riforma Boschi – Renzi è la seguente: il Senato rappresenterà lo Stato, le regioni o tutti e due?

Il disegno di Matteo Renzi è infatti ambiguo: da un lato precisa che soltanto la Camera rappresenterà la Nazione, ma dall’altro assegna al Senato delle competenze sovraregionali che, dalla nascita della Repubblica a oggi, sono sempre state attribuite a entrambe le camere, e quindi allo Stato.

Perché, dunque, se sarà soltanto la Camera a rappresentare la nazione il Senato potrà legiferare, al pari della Camera, su materie di competenza statale? Un bel minestrone i cui ingredienti principali sono riportati negli articoli 55, 70 e 83 di quella che potrebbe essere la nuova Costituzione:

Articolo 55: «Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione […] il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali»;

Articolo 70: «La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, […] i referendum popolari […] le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore»;

Articolo 83: «Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri».

Un Senato pensato per rappresentare le regioni ma che vota il Presidente della Repubblica e cambia la Costituzione è un Senato che sconfina il territorio di sua competenza. È un Senato arrogante, prepotente.

E io questo Senato non lo voglio: se vince il “Sì” l’Italia passa dalla Camera Alta alla camera delle bassezze.

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