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PARCHEGGIO POLLIO, IL TAR METTE IL COMUNE CON LE SPALLE AL MURO: 60 GIORNI PER USCIRE DALL’AMBIGUITÀ

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CASERTA – Il tribunale non ordina di firmare il contratto. Ma impone all’amministrazione di smettere di prendere tempo: sì o no, purché lo spieghi. E se il Comune resta fermo, potrebbe arrivare un commissario.

A Caserta c’è un’area che aspetta di conoscere il proprio destino: l’ex Caserma Pollio. Parcheggi a pagamento, servizi per il turismo, riqualificazione urbana. Sulla carta, un progetto. Nella realtà, una vicenda amministrativa e giudiziaria che continua ad allungarsi.

Adesso, però, il TAR Campania mette un punto fermo: il Comune ha 60 giorni per decidere.

Attenzione, perché il dettaglio è tutt’altro che secondario. I giudici non hanno ordinato all’amministrazione di firmare la concessione con Adeka Parking S.r.l. Hanno imposto qualcosa di diverso, ma altrettanto chiaro: assumere finalmente una decisione definitiva e motivarla.

Tradotto dal linguaggio dei tribunali: la firma non è automatica, ma neppure il silenzio può diventare una strategia amministrativa.

LA PARTITA DELL’EX CASERMA: AGGIUDICAZIONE ANNULLATA, POI RIPRISTINATA

La vicenda nasce dalla procedura di project financing per riqualificare e gestire l’area dell’ex Caserma Pollio. Adeka Parking si era aggiudicata la procedura, ma successivamente il Comune aveva annullato d’ufficio l’aggiudicazione.

La società aveva impugnato il provvedimento e, con una precedente sentenza del gennaio 2026, il TAR aveva dato ragione ad Adeka, annullando la decisione comunale.

A quel punto, la società ha ritenuto che il ripristino dell’aggiudicazione dovesse tradursi nella firma del contratto. Il Comune, invece, non ha proceduto alla stipula.

Da qui la nuova iniziativa giudiziaria.

IL TAR FRENA ADEKA SULLA FIRMA, MA BACCHETTA IL COMUNE SUL SILENZIO

Qui arriva il passaggio più delicato della sentenza.

Adeka chiedeva che venisse data esecuzione alla precedente pronuncia imponendo direttamente la stipula della concessione. Il TAR ha respinto questa pretesa: la sentenza precedente aveva eliminato l’atto di annullamento dell’aggiudicazione, ma non aveva imposto al Comune di sottoscrivere il contratto.

L’aggiudicazione torna efficace, dunque, ma questo non equivale a un obbligo automatico di firma. L’amministrazione conserva il potere di verificare se esistano le condizioni per procedere, compresa l’eventuale possibilità di intervenire in autotutela, purché ne ricorrano i presupposti.

Ma c’è un’altra faccia della medaglia.

Dopo la diffida notificata il 5 febbraio, il Comune non aveva adottato una decisione definitiva. Aveva richiamato la propria precedente determinazione e la pendenza di un contenzioso davanti al giudice ordinario.

Per il TAR, non basta.

Un’amministrazione non può lasciare una vicenda sospesa a tempo indeterminato appellandosi a un altro giudizio. Deve decidere se andare avanti oppure fermarsi, spiegando con ragioni puntuali e adeguatamente motivate la scelta compiuta.

SESSANTA GIORNI. POI POTREBBE ARRIVARE IL COMMISSARIO

Il dispositivo è chiaro: entro 60 giorni il Comune dovrà pronunciarsi definitivamente.

Se la decisione sarà favorevole alla stipula, dovrà invitare Adeka Parking a sottoscrivere il contratto. Se invece riterrà di non procedere, dovrà formalizzare il diniego e illustrarne le motivazioni.

Il TAR, per il momento, non ha nominato un commissario ad acta. Ha preferito concedere all’amministrazione il tempo necessario per assumere la decisione richiesta, tenendo conto della delicatezza della vicenda e delle possibili ricadute sulla collettività.

Ma se il termine scadrà senza una risposta, la società potrà chiedere la nomina del commissario, che potrebbe intervenire al posto dell’ente inadempiente.

Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.

IL VERO NODO È POLITICO: CHI SI ASSUME LA RESPONSABILITÀ DI DECIDERE?

Al di là delle formule giuridiche, resta una domanda che interessa i cittadini: quale futuro per l’ex Caserma Pollio?

Il TAR non ha deciso che la concessione debba essere firmata. Non ha neppure chiuso la porta a una decisione contraria. Ha imposto al Comune di uscire dall’incertezza.

Ed è proprio qui che la vicenda diventa emblematica: non è il tribunale a dover scegliere al posto dell’amministrazione. È l’amministrazione che deve assumersi la responsabilità della propria scelta.

Sessanta giorni per dire sì o no. Con motivazioni verificabili, non con formule di circostanza.

Perché un progetto di riqualificazione urbana non può restare sospeso all’infinito tra carte, ricorsi e decisioni rinviate. E quando in gioco c’è un’area strategica per parcheggi e servizi turistici, a pagare l’incertezza non sono soltanto le parti in causa: c’è anche una città che aspetta risposte.

Ex Caserma Pollio: il tempo delle ambiguità, almeno sulla decisione, è arrivato alla scadenza.

 
   
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