Piangiamo il piccolo Alfie: «I diritti dei genitori non sono assoluti»

L’annuncio è arrivato dai genitori su Facebook: «Il nostro bambino ha aperto le ali stanotte alle 2.30. «Abbiamo il cuore spezzato. Grazie a tutti per il vostro sostegno», ha scritto la madre, Kate. «Il mio gladiatore ha posato lo scudo e si è guadagnato le ali. Abbiamo il cuore spezzato. Ti voglio bene ragazzo mio»,…

L’annuncio è arrivato dai genitori su Facebook: «Il nostro bambino ha aperto le ali stanotte alle 2.30.

«Abbiamo il cuore spezzato. Grazie a tutti per il vostro sostegno», ha scritto la madre, Kate. «Il mio gladiatore ha posato lo scudo e si è guadagnato le ali. Abbiamo il cuore spezzato. Ti voglio bene ragazzo mio», il saluto del padre, Tom.

È inevitabile che ora questo epilogo riapra le polemiche. Ma per la magistratura inglese, così come per i medici, ogni tentativo di prolungare artificialmente l’esistenza di Alfie era futile e contro il suo «miglior interesse».

Al piccolo era stato infatti diagnosticato un danno cerebrale catastrofico ed irreversibile: la sua condizione non era curabile e non era possibile immaginare per lui alcun futuro, se non attaccato a una macchina in stato semi-vegetativo. Per questo i genitori, che chiedevano di portarlo in Italia, hanno perso in tutti i gradi di giudizio, fino alla Corte suprema, e si sono visti respingere anche dalla Corte europea per i diritti umani.

Nella legislazione inglese, la patria potestà non è assoluta: la magistratura ha il compito di difendere gli interessi dei minori, anche contro la volontà dei genitori, e anche se ciò significa imporre il diritto a una fine dignitosa.

«Chi lo ha esaminato — ecco un altro passaggio della sentenza-evans — dice che il cervello di Alfie è ormai totalmente distrutto e nessuno sa perché. Ma non c’è alcuna speranza che le cose vadano meglio».

Ecco perché non rappresenta il «best interest» del piccolo paziente continuare il trattamento che lo tiene in vita né trasportarlo,in un altro Paese per proseguirlo. «Ai vecchi tempi — scrivono di nuovo i tre giudici — in base alla ‘Common law’ un padre aveva il diritto alla custodia del figlio ma questo diritto è stato circoscritto in tempi moderni nell’interesse del bimbo». «I diritti dei genitori non sono assoluti» sostiene ancora l’Alta Corte citando riforme del codice del 1925 e del 1989 in base ai quali l’interesse del bimbo deve essere il criterio dominante. «Tutto questo non è una critica ai genitori di Alfie — sottolineano di nuovo i magistrati per non urtare la sensibilità della famiglia — ma diciamo semplicemente che non hanno il diritto di portare il bimbo in un altro luogo». Tutto questo «nel rispetto della legge del Regno Unito e della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo».

 

 

 

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