Abbiamo voluto concedere al direttore interinale Antonio Tarasco il tempo necessario per ambientarsi. Del resto, alla Reggia di Caserta non c’è fretta: qui anche il degrado, prima di diventare emergenza, deve evidentemente avere il tempo di sedimentare.
Ieri abbiamo riacceso i riflettori sulla Via d’Acqua, dove vasche e invasi continuano a presentarsi in condizioni tutt’altro che degne di un sito patrimonio dell’Unesco. Ricambio idrico insufficiente, alghe, mucillagini e fauna ittica che non sembra proprio vivere il suo momento migliore.
Poi ci sono i lecci. Una questione tutt’altro che secondaria, sulla quale da tempo si discute, si protesta, si interrogano le istituzioni. Eppure la sensazione è che le procedure vadano avanti con la tranquillità di chi ha già deciso la destinazione finale.
Le proteste? Archiviate.
Le contestazioni? Registrate.
Le interrogazioni parlamentari? Pendenti.
E qui si apre un altro piccolo mistero: quanto pesano davvero deputati e senatori eletti sul territorio quando c’è da difendere il patrimonio della propria terra?
Domanda retorica, naturalmente.
Stamattina siamo tornati in piazza Carlo di Borbone.
E anche qui, niente da segnalare. O quasi.
I cosiddetti “campetti”, dopo la stagione dei concerti, sono diventati una distesa di terra battuta che dell’originaria funzione ornamentale ed estetica conserva ormai soltanto il ricordo.
Ma il vero spettacolo era all’ingresso della Reggia.
Gli ambulanti abusivi, quelli che a leggere certi comunicati sembravano essere stati “sgominati” da controlli e provvedimenti, erano nuovamente al loro posto.
Forse siamo fortunati noi: ogni volta che passiamo da quelle parti, li troviamo sempre.
Oggi, peraltro, abbiamo contato ben tre autovetture delle forze dell’ordine transitare o stazionare nella piazza.
Eppure, miracolo dei miracoli, nessuno sembrava accorgersi del gruppetto di almeno tre venditori di calamite e chincaglierie che, proprio davanti all’ingresso principale, proponevano tranquillamente la loro mercanzia a turisti e comitive.
Una scena quasi surreale.
Da una parte controlli, pattuglie e annunci di tolleranza zero.
Dall’altra, a pochi metri dall’ingresso della Reggia, il commercio abusivo che continua a fare il suo mestiere.
E allora viene da chiedersi: che cosa serve per accorgersene? Un telescopio?
Perché se le cose stanno così, forse abbiamo finalmente trovato il vero limite delle forze dell’ordine: non bastano tre pattuglie, non basta l’esercito e probabilmente non basterebbe nemmeno l’intero dispositivo militare italiano.
Il tutto davanti alla Reggia di Caserta, patrimonio dell’Unesco, monumento simbolo della città, capolavoro di Vanvitelli e — come recita la liturgia istituzionale — una delle dimore reali più belle del mondo.
Peccato che, appena usciti dai comunicati ufficiali, la realtà abbia ancora una volta deciso di non collaborare.
E mentre si discute di grandi strategie, alberi da abbattere, piani, procedure e interrogazioni parlamentari, davanti alla Reggia va in scena il solito film.
Cambiano i direttori. Cambiano i commissari. Cambiano le promesse.
Gli ambulanti, invece, sembrano avere un contratto a tempo indeterminato.














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