Sesso in carcere è un diritto dei detenuti

I consiglieri di Forza Italia e Lega Nord hanno espresso parere contrario.

Sesso in carcere è un diritto dei detenuti: la proposta che fa discutere.

L’obiettivo è dare uno sbocco normativo al dibattito politico e legislativo sul tema del riconoscimento del diritto soggettivo all’affettività e alla sessualità delle persone detenute.

La Commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, presieduta da Giacomo Bugliani (Pd), ha licenziato con parere favorevole a maggioranza una proposta di legge al Parlamento, primo firmatario Leonardo Marras, capogruppo Pd. I consiglieri di Forza Italia e Lega Nord hanno espresso parere contrario.

La proposta interviene sulle norme che regolano l’ordinamento penitenziario (legge 354/1975 e successive modificazioni).

All’articolo 28, che regola i rapporti con la famiglia, si aggiunge il ‘diritto all’affettività’ e si aggiunge un comma che recita «Particolare cura è altresì dedicata a coltivare i rapporti affettivi.

A tal fine i detenuti e gli internati hanno diritto ad una visita al mese della durata minima di sei ore e massima di ventiquattro ore con le persone autorizzate ai colloqui.

Le visite si svolgono in unità abitative appositamente attrezzate all’interno degli istituti penitenziari senza controlli visivi ed auditivi». In questo modo si lascia spazio alla definizione della natura di quelli che possono essere i rapporti affettivi con un familiare, un convivente, una semplice amicizia.

All’articolo 30 sui permessi di necessità si sostituisce il secondo comma – ‘Analoghi permessi possono essere concessi eccezionalmente per eventi di particolare gravità’ – con il seguente: ‘Analoghi permessi possono essere concessi per eventi familiari di particolare rilevanzà, eliminando il presupposto della ‘eccezionalità’ e della ‘gravità’, da sempre interpretato come legato a lutti o malattie dei familiari. Si interviene inoltre sull’articolo 39 del Regolamento (dpr n. 230 del 30 giugno 2000) sulla frequenza e durata dei colloqui telefonici, prevedendo che possano essere svolti quotidianamente da tutti i detenuti per una durata massima raddoppiata di venti minuti. Con l’entrata in vigore della legge il diritto di visita dovrà essere garantito in almeno un istituto per Regione.

I SINDACATI
«Ciclicamente si tira fuori la sciagurata ipotesi di destinare stanze o celle per favorire il sesso ai detenuti. Lo diciamo da tempo con fermezza e lo ribadiamo: per il Sappe i nostri penitenziari non devono diventare postriboli e i nostri Agenti di Polizia Penitenziaria non devono diventare ‘guardoni di Stato». Lo afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, commentando la proposta di legge al Parlamento, primo firmatario Leonardo Marras, capogruppo Pd in Regione Toscana, licenziata con parere favorevole dalla Commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, presieduta da Giacomo Bugliani (Pd). «Il sesso in carcere è una proposta inutile e demagogica – aggiunge Capece -. Si introduca piuttosto il principio di favorire il ricorso alla concessione di permessi premio a quei detenuti che in carcere si comportano bene, che non si rendono cioè protagonisti di eventi critici e che durante la detenzione lavorano e seguano percorsi concreti di rieducazione. E allora, una volta fuori, potranno esprimere l’affettività come meglio credono». Per il Sappe altri sono gli interventi urgenti per fronteggiare la costante situazione di tensione che si vive nelle carceri italiane: «Nel 2019 – sottolinea – abbiamo contato nelle carceri italiane 11.223 atti di autolesionismo, 1.494 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 8.917 colluttazioni, 1.215 ferimenti. È sotto gli occhi di tutti che servono urgenti provvedimenti per frenare la spirale di tensione e violenza che ogni giorno coinvolge, loro malgrado, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nelle carceri italiane, per adulti e minori. Ci si occupi di questo: altro che il sesso in carcere».