IO STUDIO : IL BONUS DEI 500 EURO

In teoria ci sono 500 euro, per i diciottenni e per gli insegnanti, da spendere in un anno per il proprio aggiornamento culturale. In pratica, invece, ci sono una serie di procedure complesse che rendono tortuoso ai diretti interessati l’accesso a questi soldi. Con le macchine amministrative del ministero dei Beni Culturali e quello dell’Istruzione…

In teoria ci sono 500 euro, per i diciottenni e per gli insegnanti, da spendere in un anno per il proprio aggiornamento culturale. In pratica, invece, ci sono una serie di procedure complesse che rendono tortuoso ai diretti interessati l’accesso a questi soldi. Con le macchine amministrative del ministero dei Beni Culturali e quello dell’Istruzione che si sono ritrovate addosso un surplus di scartoffie e controlli, necessari a gestire l’erogazione di un servizio a una platea immensa: cioè i circa 574mila ragazzi che, nati nel 1998, entrano nella maggiore età quest’anno e gli oltre 750mila docenti del Paese. Con il bonus si possono comprare libri, riviste, cd, corsi, software i biglietti d’ingresso per cinema, teatro, concerti, spettacoli di danza, musei, monumenti, parchi o aree archeologiche. Gli insegnanti hanno potuto utilizzarli anche per acquistare pc e tablet, da quest’anno pure per i moduli previsti dal piano nazionale di formazione obbligatorio. Anche se ha fatto un po’ sorridere la decisione del Miur di rimborsare i palmari, ma non gli smarthphone, il collegamento alla banda larga o i viaggi.

Nota Antonio Franchini, scrittore e direttore editoriale del Gruppo Giunti: «Sicuramente questo strumento può avere un impatto economico per l’industria culturale. Non saprei quantificare il quantum: certo, lo stanziamento è irrisorio, ma siamo di fronte a uno di quei casi dove il poco è meglio di niente». Forse minori sono gli altri benefici di questa operazione. «Non è così», aggiunge Franchini, «che si risolve problema della formazione degli insegnanti. E soprattutto non è così che s’incentiva il consumo culturale, ancor meno la lettura, tra i più giovani».

Per evitare abusi, il governo ha previsto che i neo-maggiorenni potranno spendere quanto promesso, soltanto dopo essersi iscritti ai portali 18app.it o diciottenniapp.it: un po’ borsellini elettronici e un po’ market place dove comprare quello che serve, ma che nonostante il nome non sono app, da poter scaricare e utilizzare sugli smartphone, Cioè i device più diffusi tra i giovanissimi. Se non bastasse sono ancora in fase beta e hanno iniziato a essere funzionanti soltanto all’inizio di questo mese. Cioè con un anno di ritardo rispetto a quando Renzi annunciò il bonus. E la cosa non ha agevolato neppure gli esercenti, librerie, promotor di concerti che devono accreditarsi per vendere i prodotti coperti dal bonus.

Ma gli ostacoli non finiscono qui. Per registrarsi ai due portali bisogna prima dotarsi di credenziali Spid (il Sistema pubblico di identità digitale, la cosiddetta carta d’identità elettronica). Che a dispetto della mission – abolire carta, lungaggini burocratiche e file – si ottiene se si dimostra di essere possesso di documento di riconoscimento, codice fiscale, indirizzo e-mail valido e un numero di telefono. Come? Andando in carne e ossa con un’utenza telefonica funzionante in uno sportello dei quattro provider di identità digitale, scelti dall’Agid: Poste, Tim, Sielte e Infocert. Peccato che chi l’ha fatto, si è trovato di fronte ad addetti che gli avrebbero domandato: perché siete qui?
Racconta un neo diciottenne, che chiede l’anonimato: «Mi sono presentato all’ufficio postale sotto casa, dove mi conoscono perché sono un loro cliente. Mi hanno spiegato, molto gentilmente, che non possono sbloccare il mio Spid perché aspettano dal governo maggiori disposizioni per quest’attività». E senza questo passaggio è impossibile attivare la card.

Non meno problemi li hanno registrati gli insegnanti. In un primo tempo il governo aveva proposto di erogare questi soldi attraverso una card elettronica. Ma siccome i tempi stringevano, si è deciso di erogare la cifra direttamente in busta paga, con l’obbligo per gli insegnanti di presentare scontrini e fatture di quanto speso alla segreteria delle proprie scuole. Le quali a loro volte dovevano autorizzare gli acquisti e inviare, entro il 15 ottobre, tutta la documentazione raccolta per la certificazione finale al ministero di viale Trastevere. Che a sua volta è chiamato a un surplus di lavoro, per vagliare almeno 600mila pratiche. Per l’anno prossimo – anche se non si conosce ancora la data – le cose dovrebbero essere più facili per tutti, con l’introduzione di una card elettronica.

Tutta questa vicenda ha inizio lo scorso anno, quando Matteo Renzi, in prossimità della tornata amministrativa, annuncia uno stanziamento annuo per i più giovani, «un regalo simbolico per ampliare la loro cultura». Inutile dire che in molti vedono solo una misura propagandistica. Che non deve avere avuto gli effetti sperati se, come si scopre guardando agli ultimi risultati elettorali, il Pd fa il pieno di voti soltanto tra gli over 65, mentre gli under35 preferiscono i Cinquestelle. Fatto sta che il bonus per i diciottenni diventa centrale nello slogan del governo «un euro per la cultura e un euro per la sicurezza»: nella scorsa manovra vengono allocati 290 milioni per questo strumento, che nella prossima legge di stabilità dovrebbe essere stabilizzato e unito ad altri 50 milioni per borse di studio e all’istituzione di una no tax area per gli universitari indigenti.

Per quanto riguarda gli insegnanti, invece, il bonus rientra nella riforma della buona scuola, dove pure sono previsti percorsi per la formazione e premi sui risultati. Ma in questo caso non si maligna soltanto di una captatio benevolentiae verso una categoria critica con l’esecutivo: si intravede il modo per aggirare il blocco dei contratti del pubblico impiego, per un comparto storicamente sottopagato.

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