Signori e Signore …SIPARIO !!!
Dopo mesi di porte chiuse, poltrone impolverate e sipario abbassato, il Teatro Parravano torna finalmente a respirare.
A ottobre ripartirà la stagione teatrale e la Commissione Straordinaria rivendica il risultato come dimostrazione di efficienza amministrativa, legalità e correttezza.
Meglio tardi che mai.
Anche perché, nel frattempo, il pubblico aveva avuto tutto il tempo per imparare a memoria il cartellone… vuoto.
La prefetta Antonella Scolamiero parla di un percorso improntato alla legalità. Concetto sacrosanto, soprattutto in una città uscita da una stagione amministrativa complessa.
Ma resta una domanda: era davvero necessario attendere quasi un anno perché il teatro tornasse ad accendere le luci?
IL BORGO RIPARTE… TRA DELIBERE, CONTRIBUTI E CACHET
Nel frattempo riparte anche Settembre al Borgo.
La macchina amministrativa ha approvato il progetto esecutivo e chiesto il finanziamento regionale.
Tradotto dal burocratese: la pratica è partita e il festival dovrebbe andare in scena.
Direzione artistica affidata a Massimiliano Gallo, attore di indiscussa esperienza.
Il cartellone promette teatro, cinema, musica, fotografia, libri e spettacoli per bambini.
Insomma, cultura per tutti.
E fin qui nulla da eccepire.
IL FESTIVAL DEL FESTIVAL
Il costo complessivo sfiora i 200 mila euro.
Tra le voci di spesa spicca il cachet più consistente destinato allo spettacolo di Marco Travaglio, che vale circa 32 mila euro tra performance e produzione.
Cifre che rientrano nella programmazione approvata dal Comune e che inevitabilmente alimenteranno il dibattito sul rapporto tra fondi pubblici e grandi eventi culturali.
D’altronde l’Italia sembra ormai aver trovato il proprio sport nazionale.
Non il calcio.
I festival.
Ce n’è uno per ogni borgo, piazza, vicolo e settimana dell’anno.
Una Repubblica fondata… sui cartelloni.
L’ARTE O IL COMIZIO?
Poi resta un tema che divide.
Sempre più spesso il confine tra spettacolo e opinione politica appare sottile.
Molti spettatori acquistano un biglietto per assistere a uno spettacolo, altri apprezzano quando un artista affronta temi civili e sociali anche dal palco.
Due sensibilità diverse, entrambe presenti nel pubblico.
Ed è inevitabile che, quando gli eventi sono sostenuti con risorse pubbliche, il dibattito si riaccenda.
La questione, più che politica, riguarda il rapporto tra arte, libertà espressiva e aspettative di chi assiste agli spettacoli.
IL FINALE
La buona notizia è che Caserta torna finalmente a parlare di teatro.
La meno buona è che ci sono voluti mesi di commissariamento per riaprire un sipario che, forse, avrebbe potuto rialzarsi molto prima.
Ora il pubblico aspetta una sola cosa.
Che, almeno questa volta, lo spettacolo resti sul palco.
E non si sposti negli uffici della burocrazia.














Lascia un commento