PD, M5S, civiche e socialisti si preparano al tavolo del 22 settembre. Tutti invocano la discontinuità. Peccato che sul candidato sindaco siano già partiti i distinguo. E qualcuno comincia a chiedersi: ma chi comanda davvero?
CASERTA – Signore e signori, mettetevi comodi.
A Caserta sta per partire il Grande Tavolo del Campo Largo.
Martedì 22 settembre, secondo quanto dicono i rumors, attorno allo stesso tavolo dovrebbero accomodarsi PD, Movimento 5 Stelle, Avs, Speranza per Caserta, Caserta Decide, Avanti PSI, Popolari Socialisti Liberali, A Testa Alta, Free Caserta, Progetto Civico e Noi di Centro.
Una coalizione talmente larga che, per fotografarla tutta, servirà probabilmente un grandangolo.
Il problema è che prima ancora di cominciare la riunione, il campo largo sembra avere già trovato una specialità olimpica: il distinguo.
IL PD ARRIVA CON IL NOME IN TASCA
Il Partito Democratico ha fatto il suo passo.
Il circolo cittadino ha votato all’unanimità Donatella Andrisani come proposta di candidatura a sindaca.
Legittimo.
Anzi, normalissimo.
Solo che gli altri invitati al tavolo sembrano avere un’idea leggermente diversa della faccenda.
Perché c’è chi dice:
prima il programma.
Chi:
prima il metodo.
Chi:
prima la discontinuità.
E chi, molto più semplicemente, sembra voler dire:
prima vediamo chi decide il nome.
Una cosa è certa: martedì non si discuterà soltanto di Caserta.
Si discuterà anche di chi avrà il telecomando della coalizione.
LA DISCONTINUITÀ: LA PAROLA PIÙ USATA DELLA SETTIMANA
È diventata la parola magica.
La pronunciano tutti.
Fiano e Crovella lasciano Caserta Decide e chiedono un cambio di metodo e di nomi.
Apperti insiste: discontinuità nei nomi e nel metodo.
Avanti PSI alza ulteriormente l’asticella: candidato esterno alle dinamiche comunali, senza precedenti ruoli o rapporti organici con il Comune.
Il M5S frena sui nomi e dice: lavoriamo prima a progetto e programma.
Il PD parla di una proposta autorevole e discontinua.
Insomma, la discontinuità mette tutti d’accordo.
Il piccolo dettaglio è capire cosa significhi esattamente.
Perché se “discontinuità” significa cambiare metodo, nomi, rapporti e logiche del passato, allora bisogna stabilire quali siano i criteri.
E soprattutto devono valere per tutti.
Non può essere una discontinuità a geometria variabile.
CASERTA DECIDE: PRIMA LA FESTA, POI LA FRATTURA
Circa 200 persone alla Quinta Pinta.
Partecipazione, entusiasmo, voglia di politica.
E poi le dimissioni di Virginia Crovella e Vincenzo Fiano da Caserta Decide.
Una coincidenza temporale politicamente significativa, perché racconta una cosa che spesso nei comunicati ufficiali si tende a nascondere:
il mondo progressista non è affatto monolitico.
Anzi.
È attraversato da sensibilità diverse, strategie diverse e, soprattutto, idee diverse su come costruire la candidatura.
E quando tutti dicono di voler cambiare metodo, ma non tutti concordano sul metodo da utilizzare, il gioco si fa interessante.
APERTI A TUTTO, MA NON ALLE IMPOSIZIONI
Francesco Apperti non usa giri di parole.
Discontinuità nei nomi e nel metodo.
E nessuna imposizione.
Una posizione che porta direttamente al cuore della questione.
Perché il PD ha già indicato Andrisani.
Il civismo rivendica la possibilità di esprimere il candidato.
Il M5S invita a non partire dai nomi.
Avanti PSI descrive un candidato quasi da identikit della Scientifica: esterno, autorevole, super partes, estraneo alle vecchie dinamiche comunali.
A questo punto manca soltanto la foto segnaletica.
E SANTILLO? “NON È UNA CANDIDATURA”
Nel frattempo spunta il nome di Agostino Santillo.
Parlamentare M5S.
Secondo quanto riportato, il suo nome registrerebbe aperture anche in ambienti del PD provinciale.
Ma il M5S mette le mani avanti.
Niente salvatori della patria.
Prima progetto e programma.
Poi i nomi.
Che, tradotto dal politichese, potrebbe significare:
“Il nome lo discuteremo. Ma non adesso.”
E intanto il nome gira.
Questa è la politica moderna:
le candidature non vengono annunciate, vengono lasciate circolare.
IL PARADOSSO DEL CAMPO LARGO
Ed eccoci al punto.
Tutti vogliono una candidatura condivisa.
Ma intanto esistono già più nomi.
Tutti vogliono discontinuità.
Ma non c’è ancora una definizione comune di cosa debba significare.
Tutti vogliono il civismo.
Ma il primo nome ufficiale arriva dal principale partito della coalizione.
Tutti vogliono partecipazione.
Ma bisogna ancora capire chi avrà il diritto di parola e chi quello di veto.
È un po’ come organizzare un matrimonio discutendo ancora su chi debba scegliere il ristorante.
E FUORI DAL SALOTTO?
Nel frattempo, mentre il Campo Largo cerca la quadra, c’è chi continua a giocare un’altra partita.
Ciro Guerriero e Caserta Kest’è rivendicano da tempo una candidatura autonoma, fuori dagli schemi tradizionali delle coalizioni e senza attendere l’ultimo giro di valzer tra partiti e civiche.
È un’altra impostazione politica.
Non necessariamente sovrapponibile a quella del centrosinistra.
Ma il contrasto è evidente.
Da una parte:
tavoli, coalizioni, perimetri, mediazioni, candidature da condividere.
Dall’altra:
una candidatura dichiarata e una proposta politica costruita fuori da quel tavolo.
Ed è proprio qui che il dibattito sulla discontinuità diventa interessante.
Perché la vera domanda non è soltanto:
“Chi sarà il candidato del Campo Largo?”
La domanda è:
“Quanto sarà davvero nuovo il Campo Largo che si presenterà agli elettori?”
IL 22 SETTEMBRE SI APRE IL TAVOLO. MA IL FILM È GIÀ COMINCIATO
Il vertice sarà il primo banco di prova.
Non basterà fare una bella foto di gruppo.
Non basterà parlare di unità.
Non basterà pronunciare cinquanta volte la parola “discontinuità”.
Servirà chiarire:
chi decide, come decide, quali sono i criteri e soprattutto cosa si vuole cambiare davvero a Caserta.
Perché dopo il commissariamento, una parte del dibattito politico cittadino sembra avere ormai una richiesta molto semplice:
meno formule e più chiarezza.
Il Campo Largo può diventare una coalizione.
Può diventare un cartello.
Può diventare un progetto.
Può anche diventare un gigantesco esercizio di equilibrismo.
Dipenderà da martedì.
Ma una cosa è già evidente.
A Caserta la partita non è ancora iniziata e già volano i primi distinguo.
E allora, cari strateghi del Campo Largo, una domanda piccola piccola:
LA DISCONTINUITÀ LA VOLETE DAVVERO O SOLO QUANDO CONVIENE?
Perché stavolta gli elettori potrebbero avere poca voglia di assistere all’ennesimo spettacolo delle sigle che si mettono d’accordo sui nomi prima ancora di mettersi d’accordo sulle idee.
Le carte, almeno per ora, non sono ancora tutte scoperte.
Martedì vedremo chi le mette davvero sul tavolo.














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