Guardate l’immaggine copertina, OPPURE QUESTA SOTTO.

Perché al di là dell’opera che sta per essere realizzata, racconta una questione che Caserta dovrebbe affrontare con maggiore attenzione.
Siamo all’ex Saint Gobain, accanto alla sede della Polizia Municipale. L’impresa sta recintando il prato adiacente alla caserma, uno spazio che soprattutto nei fine settimana e durante la bella stagione è stato per anni utilizzato da bambini, ragazzi e famiglie. Un tempo c’erano anche delle giostrine.
Ora l’area è interessata da un intervento per la realizzazione di un “Centro di Controllo e Formazione Cyber Security”.
Dal rendering si intravede un edificio di notevoli dimensioni, destinato inevitabilmente a modificare l’attuale assetto dell’area.
Fin qui, naturalmente, non c’è nulla da contestare a priori: un progetto va valutato sulla base degli atti, delle autorizzazioni, delle destinazioni urbanistiche e degli effetti che produrrà sul territorio.
Ma c’è un dettaglio del cartello che merita una riflessione.
In basso a destra si legge: “P.U.A. di iniziativa pubblica per il completamento delle previsioni di P.R.G.”
PUA, Piano Urbanistico Attuativo. PRG, Piano Regolatore Generale.
Ed è proprio qui che si apre una questione più ampia: quanto è ancora attuale una pianificazione urbanistica costruita su previsioni elaborate decenni fa?
Il PRG di Caserta risale infatti a un’altra stagione della città e del Paese. Da allora sono cambiate profondamente le esigenze ambientali, sociali, demografiche e urbanistiche.
E allora la domanda non è necessariamente se questo singolo intervento sia giusto o sbagliato.
La domanda è un’altra: con quale idea complessiva di città stiamo decidendo oggi cosa costruire, cosa recuperare e cosa preservare?
Anche perché il nuovo PUC rappresenterebbe proprio lo strumento attraverso il quale aggiornare quella visione.
Il preliminare risale al 2017, dopo un percorso amministrativo lungo e complesso. Da allora, però, il tema del nuovo strumento urbanistico continua a rimanere centrale nel dibattito cittadino.
E forse sarebbe arrivato il momento di riaprire seriamente quella discussione.
Non per bloccare lo sviluppo. Ma per stabilire quale sviluppo vogliamo.
L’ex Saint Gobain, del resto, è una vicenda urbanistica complessa, che meriterebbe un approfondimento specifico: accordi di programma, successive modifiche e trasformazioni dell’area hanno segnato per anni una porzione importante del territorio casertano.
Oggi parte un nuovo cantiere.
Ed è legittimo chiedersi quale sarà il suo impatto e, soprattutto, quale posto occupi dentro una visione più generale della Caserta dei prossimi decenni.
La Commissione Straordinaria difficilmente poteva affrontare una revisione complessiva dello strumento urbanistico, per la natura stessa del suo mandato.
Chi amministrerà Caserta nella prossima primavera, invece, dovrà necessariamente confrontarsi con questo tema.
Non per dire semplicemente “no” al cemento o “sì” alle costruzioni.
Ma per decidere, finalmente, che città vogliamo costruire.














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