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FUTURO NAZIONALE, FUTURO INCERTO: GUERRIERO SBATTE LA PORTA, SANTULLI PRENDE IL COMANDO

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CASERTA — Prima ancora di mettere le ruote in strada, Futuro Nazionale a Caserta sembra già avere imboccato la corsia del pit stop. E non per un normale tagliando politico.

Da una parte Ciro Guerriero e il suo gruppo, che decidono di autosospendersi dal partito. Dall’altra arriva la nomina che rischia di far rumore: Paolo Santulli, già parlamentare, viene indicato come coordinatore provinciale di Futuro Nazionale.

La decisione è stata resa nota dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, nell’ambito delle nomine dei vertici territoriali campani.

Fin qui, tutto regolare. Il problema — politicamente parlando — è ciò che bolle sotto il comunicato.

Perché a Caserta la nomina di Santulli arriva mentre una parte del gruppo che aveva contribuito ad avviare il progetto sul territorio sceglie di fare un passo indietro. Un cortocircuito mica da ridere: chi doveva rappresentare una nuova aggregazione si ritrova a discutere, ancora prima del battesimo ufficiale, di metodi, ruoli e riconoscimento politico.

Guerriero, insieme ai suoi, sceglie dunque l’autosospensione. Non una fuga dalla politica, ma un segnale. E in politica, quando qualcuno decide di togliere il proprio nome dal tavolo, spesso è perché il tavolo comincia a stare stretto.

La domanda che circola nei corridoi è semplice: Futuro Nazionale a Caserta vuole costruire una squadra oppure limitarsi ad assegnare caselle?

Perché una cosa è nominare un coordinatore. Un’altra è costruire consenso sul territorio.

E qui arriva il vero nodo: Santulli può avere esperienza, curriculum e autorevolezza, ma una nomina non equivale automaticamente a una comunità politica. Quella va costruita, ascoltando chi sul territorio ci mette faccia, tempo e consenso.

Guerriero, già candidato sindaco con Casertakestè, dal canto suo, sembra aver scelto la linea più scomoda: non fare finta di niente.

L’autosospensione è quindi destinata a essere letta come una semplice pausa tecnica? Difficile. Potrebbe invece essere il primo capitolo di una resa dei conti molto più ampia dentro un progetto politico che, paradossalmente, rischia di inciampare proprio sulle modalità con cui pretende di presentarsi come alternativa al vecchio modo di fare politica.

Il partito di Vannacci è appena arrivato a Caserta e già deve fare i conti con il primo mal di pancia. E quando il mal di pancia arriva prima ancora della campagna elettorale, di solito non è il menu ad essere sbagliato.

La partita, insomma, è appena cominciata. Ma a Caserta qualcuno ha già capito che tra una nomina calata dall’alto e il consenso costruito dal basso c’è tutta la differenza tra avere un incarico e avere un partito.

E Guerriero, per ora, ha scelto di non far finta di nulla.

 
   
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