Altro che certificazioni antimafia. A Caserta, secondo la Procura di Napoli Nord, qualcuno avrebbe trasformato la White List della Prefettura in una specie di sportello “fast track” per imprenditori generosi.
Nel mirino dell’inchiesta della Squadra Mobile finiscono il poliziotto Andrea Garofalo e il commercialista Domenico D’Agostino, entrambi arrestati con l’accusa di aver messo in piedi un sistema “sistemico e consolidato” di certificazioni antimafia… a pagamento.
Il meccanismo, secondo gli investigatori, sarebbe stato semplice quanto efficace: pratiche, consulenze, fatture e – soprattutto – imprenditori disposti a pagare pur di ottenere o facilitare l’iscrizione nella famosa White List della Prefettura di Caserta, quella che dovrebbe certificare la distanza dalle infiltrazioni mafiose.
Ma la storia non finisce qui. Dagli accertamenti della Mobile sono spuntate fatture per circa 120mila euro emesse dal commercialista a favore di altre 14 società, tutte orbitanti attorno al mondo delle certificazioni antimafia. Un dettaglio che per il gip Dario Berrino non è affatto casuale.
E come in ogni storia di provincia che si rispetti, arrivano anche le intercettazioni da manuale. In una conversazione captata dagli investigatori, il poliziotto avrebbe invitato alcuni imprenditori ad “arravogliare la braciola”, altrimenti – tradotto dal dialetto investigativo – “tiriamo la corda e la spezziamo”.
Una filosofia molto pratica: se vuoi che la pratica cammini, devi ungere gli ingranaggi.
A rendere il quadro ancora più piccante ci pensano le dichiarazioni di alcuni imprenditori che hanno denunciato il sistema. Secondo loro, il funzionario avrebbe mostrato un tenore di vita decisamente brillante: auto costose, Rolex al polso e uno stile di vita che, a detta dei testimoni, difficilmente coinciderebbe con lo stipendio di un normale funzionario di polizia.
Ora l’indagine si allarga e gli investigatori stanno passando al setaccio altre aziende e altri possibili beneficiari del “servizio”.
Perché se l’antimafia diventa un servizio a tariffa, il rischio è che la lista dei “puliti” sia stata scritta con la calcolatrice… e non con la legge














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