Bando per 60mila assistenti civici: ‘Vigileranno sulla fase 2’

I fanatici della dittatura sanitaria si stanno già stracciando le vesti: il nemico numero uno ora si chiama movida, le immagini del terrore sono i lungomare strapieni di gente. E così si corre ai ripari: non solo controllo digitale, app Immuni, braccialetti elettronici e droni vari. A dare manforte alle forze dell’ordine arriveranno anche 60…

I fanatici della dittatura sanitaria si stanno già stracciando le vesti: il nemico numero uno ora si chiama movida, le immagini del terrore sono i lungomare strapieni di gente. E così si corre ai ripari: non solo controllo digitale, app Immuni, braccialetti elettronici e droni vari. A dare manforte alle forze dell’ordine arriveranno anche 60 mila non meglio precisati “assistenti civici” che avranno il compito di vigilare sul rispetto della Fase 2, anche sul distanziamento sociale. Insomma messa così parrebbe proprio una ghiotta opportunità di lavoro destinata agli spioni e ai novelli delatori, quelli che durante la fase 1 hanno ingannato il tempo in quarantena pubblicando sui social la foto del vicino ribelle che andava a fare jogging.

Il reclutamento che partirà dopo il 25 maggio 2020 sarà gestito dalla Protezione civile, così come era già accaduto nel pieno dell’emergenza sanitaria con i bandi di reclutamento di medici e infermieri da inviare nelle zone rosse d’Italia. Per il nuovo incarico di «assistente civico» si cercano, sempre su base volontaria, inoccupati, chi non ha vincoli lavorativi, chi percepisce in questo periodo forme di sostegno al reddito , come la Cig o anche il reddito di cittadinanza. Una volta reclutati i 60mila volontari sarà la stessa Protezione civile ad indicare alle Regioni le diverse disponibilità sull’intero territorio nazionale. Saranno i sindaci a impiegare i nuovi volontari in attività di sostegno alle categorie più deboli ma soprattutto per collaborare al rispetto del distanziamento sociale.

Insomma a pensar male questo bando indirizzato a “inoccupati, a chi non ha vincoli lavorativi, anche percettori di reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali” potrebbe assomigliare alla costituzione di un vero e proprio “esercito di spioni”. Il lancio della nuova figura è stato annunciato oggi da una nota di Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, e da Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, distintosi nelle fasi più acute della quarantena per le sue cacce selvagge sul lungomare del capoluogo pugliese con l’obiettivo di stanare i trasgressori del lockdown. Insomma l’esercito di volontari potrebbe rappresentare una manna dal cielo per i sindaci sceriffi, quelli per capirci che nonostante la fase 2 ancora tengono barricati parchi e altalene e pubblicano inorriditi le foto della movida. Il bando dovrebbe essere emesso la prossima settimana e i partecipanti saranno tutti volontari, proprio come in una metaforica guerra ai trasgressori dei precetti governativi: “Saranno impiegati dai sindaci per attività sociali, per collaborare al rispetto del distanziamento sociale e per dare un sostegno alla parte più debole della popolazione”. Saranno le truppe d’élite della “nuova normalità”, come spiega Boccia: “I Comuni, attraverso l’Anci, potranno avvalersi del contributo degli assistenti civici per far rispettare tutte le misure messe in atto per contrastare e contenere il diffondersi del virus, a partire dal distanziamento sociale. E’ il momento di reclutare tutti quei cittadini che hanno voglia di dare una mano al Paese, dando dimostrazione di grande senso civico”. Insomma il tiro pare chiaro. Vedremo cosa accadrà. Certo fa una certa impressione vedere le risorse impiegate dal governo, che ancora non sa se potrà sostenere tutte le misure economiche di sostegno alla popolazione a causa dell’emergenza sanitaria, per l’assunzione di ben 60 mila volontari. Anche tra i percettori del reddito di cittadinanza. Ipotesi scartata per il lavoro nei campi, dove si è preferito procedere ad una regolarizzazione massiva di immigrati irregolaripiuttosto che trovare il modo di ridare dignità ad un lavoro basato su paghe e condizioni di semi-schiavitù, nonostante decine di migliaia di italiani in difficoltà si fossero offerti anche di fare quei lavori “che gli italiani non vogliono più fare”, come raccogliere i famigerati pomodori. Lavoro nei campi no, spioni sì.

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