Blitz a Lecce contro il vino adulterato: undici arresti, sequestrate sei aziende vinicole

Nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Lecce, sono coinvolti anche due casertani

Trasformavano l’acqua in vino – talvolta marchiandolo come prodotto di qualità Doc o Igt – ma senza compiere miracoli. Bensì utilizzando miscele di sostanze zuccherine ottenute da canna da zucchero e barbabietole per attivare la fermentazione alcolica del mosto, insieme a coloranti ed altre sostanze chimiche per ingannare anche gli strumenti elettronici impiegati nel settore enologico. Per aumentare il prodotto finale abbattendo i costi, a danno di tutti i consumatori e degli imprenditori onesti. Tra l’altro con la complicità di un dipendente “infedele” dell’Icqrf, l’ispettorato centrale repressioni frodi connesso al Ministero per le politiche agricole, che avrebbe avvisato le aziende alla vigilia dei controlli.

È quanto hanno scoperto i carabinieri del Nas di Lecce in collaborazione con gli ispettori dell’Icqrf, che all’alba di oggi hanno portato a termine l’operazione “Ghost Wine” (“Vino fantasma”), arrestando 11 persone (sei in carcere e cinque ai domiciliari), accusate – a vario titolo – di associazione per delinquere, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ed in registri informatizzati, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari e, ancora, riciclaggio, autoriciclaggio e attività di gestione rifiuti non autorizzata.

UNDICI ARRESTI E QUATTRO AZIENDE SEQUESTRATE

In sei sono finiti in carcere: si tratta di Antonello Calò, 64enne di Sorgono (Nuoro), residente a Copertino; Giuseppe Caragnulo, 58enne di San Donaci; Vincenzo Laera, 38enne di Martina Franca, residente a Mesagne; Rocco Antonio Chetta, 56enne residente a Taviano; Antonio Domenico Barletta, 56enne originario di Guardavalle (cosenza), ma residente a Lecce; Luigi Ricco, 55enne di San Ferdinando di Puglia.

Ai domiciliari, invece, sono finiti: Pietro Calò, 26enne di Copertino; Giovanni Luca Calò, 50enne di Copertino; Cristina Calò, 55enne residente a Copertino; Simone Caragnulo, 23enne di Mesagne; Antonio Ilario De Pirro, 51enne di Galatina, residente a Nardò.

Sotto sequestro preventivo, invece, sono finine le aziende vinicole “Agrisalento srl” di Copertino; “Enosystems srl” di Copertino; la “C.C.I.B. Food Industry srl” di Roma, la “Megale Hellas srl” di San Pietro Vernotico nonché altri due stabilimenti connessi a quest’ultima azienda.

QUARANTUNO INDAGATI A PIEDE LIBERO

Oltre agli undici arrestati, vi sono altre trenta persone indagate a piede libero: Tommaso Vantaggio, 40enne di Gagliano del Capo, residente a Racale; Susanna Calò, 34enne di Copertino; Vincenzo Morrone, 31enne di Sant’Antimo (Napoli); Santo Aimone, 65enne di Sant’Antimo; Giovanni Aimone, 34enne di Sant’Antimo; Vincenzo Bevilacqua, 40enne di Capaccio (Salerno); Rosario Aurigemma, 58enne di Pontecagnano Paiano (Salerno); Giuseppe De Bari, 55enne di Molfetta; Nicola Suglia, 55enne di Noicattaro; Giovanni Tornese, 29enne di Copertino; Stefano Troncone, 39enne di Novoli; Simone Caragnulo, 23enne di San Donaci; Antonio Caragnulo, 56enne di San Donaci; Daniela Gravili, 42enne di Cellino San Marco; Salvatore Mazzotta, 54enne di Trepuzzi; Renato D’Auria, 53enne di Ortona; Cosimo Campanella, 36enne di San Pietro Vernotico; Dario Bardi, 31enne di Cellino San Marco; Oronzo Pezzuto, 36enne di Surbo; Antonio De Iaco, 63enne di Alliste; Michele Brattoli, 68enne di Trinitapoli; Fabio De Pirro, 55enne di Collemeto; Francesco Libertini, 55enne di Lizzanello; Roberta Elisabetta Trande, 50enne di Lecce; Simone Nestola, 34enne di Copertino; Giacomina Tavani, 41enne di Altamura; Marta Abbracciavento, 38enne di Lecce; Francesco Ciotola 62enne di Napoli, residente a Cutrofiano; Antonio D’Oro, 49enne di Bonito (Avellino) e infine Giuseppe Dell’Aversana, 40enne di Orta di Atella (Caserta).

L’ORIGINE DELLE INDAGINI E LE RICETTE PER OTTENERE IL “VINO”

Il blitz prende origine da un controllo di routine eseguito nel febbraio 2018 in un’azienda di Racale, all’interno della quale i carabinieri del Nas trovarono dei grandi sacchi vuoti (chiamati “big bag”) contenenti residui di zucchero, che insospettirono i militari. Le successive indagini consentirono in breve di portare alla luce l’esistenza di tre distinte associazioni per delinquere, le cui illecite attività erano divenute insostenibili e depressive del mercato vitivinicolo, in quanto mettevano in commercio prodotti “biologici”, Doc o Igt, a prezzi molto bassi, ponendo fuori mercato le aziende concorrenti, che lo ottenevano con le lecite e normali pratiche enologiche. Le tre associazioni, come è stato scoperto dai carabinieri del Nas e dai suoi stessi colleghi, potevano contare sull’aiuto fornito loro dal funzionario Antonio Domenico Barletta, ispettore dell’Icqrf, che con le sue “soffiate” consentiva alle aziende interessate dai controlli di occultare tutto ciò che era illecito, passando alle stesse aziende informazioni riservate contenute nel database del dipartimento.

Nel corso delle perquisizioni eseguite nei mesi, i militari hanno inoltre sequestrato numerosi manoscritti e file excel in cui erano appuntate le “ricette” per l’utilizzo dello zucchero e delle altre sostanze, per rendere nuovamente commerciabile vino acescente o di cattiva qualità mediante una nuova fermentazione, oppure per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato, che venivano anche utilizzati nella produzione di aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo di zucchero miscelato a sostanze chimiche tipicamente utilizzate come concimi, quali il fosfato monopotassico ed il solfato potassico. Il vino adulterano, oltre ad essere commercializzato in tutta Italia anche nei grandi supermercati, veniva venduto anche all’estero.

I NUMERI DELL’OPERAZIONE ED IL COMMENTO DEL GENERALE DEI NAS

Al blitz odierno hanno partecipato oltre 200 militari del Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Napoli, di unità dell’Arma territoriale e circa 90 appartenenti all’Unità Centrale Investigativa dell’ICQRF. Nel corso delle indagini, sono stati sequestrati complessivamente 30 milioni di vino adulterato, che avrebbe potuto generare un volume d’affari di oltre 40 milioni di euro. Sotto sequestro preventivo, come detto, anche le aziende, il cui valore complessivo – stando alle stime degli investigatori – ammonterebbe a 150 milioni di euro.

“Utilizzavano questa pratica per accrescere il volume del mosto e creare di fatto un vino ex novo – commenta il generale Adelmo Lusi, comandante generale dei Nas d’Italia – Un vino che poteva fare male, perché prodotto sinteticamente. La produzione di queste aziende era enorme, come testimoniato dalle indagini. L’aspetto più inquietante è senza dubbio l’esistenza di un mondo parallelo, che danneggiava tutti i produttori onesti di questa provincia e di questa regione, che si attengono scrupolosamente alle norme che regolano il settore, molto attente che portano ad una tracciabilità assoluta del prodotto. Norme che ci invidia tutto il mondo e che vanno difese, individuando ci non si attiene a queste regole”.