Caserta Jazz Festival: Lo sfogo del direttore artistico

“Molti di voi mi chiedono del Caserta Jazz Festival.

Credo che adesso sia arrivato il momento di chiarire il motivo per cui non sono ancora state svelate le date dell’edizione 2019.

In realtà il Festival è stato procrastinato a data da destinarsi, a causa delle promesse di aiuto che in realtà non si sono mai concretizzate.

Come è noto, il festival è un evento autofinanziato e “vive” esclusivamente grazie al contributo degli sponsor, che credono e vogliono investire in un evento culturale di qualità e di rilievo nazionale.

Sin dalla prima edizione, abbiamo cercato di offrire una proposta musicale di buon livello, cercando in ogni momento, di proporre la novità o una esclusiva.

Joan Chamorro e Andrea Motis, ad esempio, sono stati nostri graditissimi ospiti, e prima di Caserta si erano esibiti solo al Blue Note di Milano, da allora sono diventati meritatamente richiestissimi.

Così come Gegè Telesforo, Rosàlia De Souza, Ada Montellanico, Emanuele Cisi, Flavio Boltro, Nino Buonocore, Daniele Scannapieco, Pietro Condorelli o Simona Boo e Dario Congedo, solo per ricordarne alcuni, hanno calcato con successo il palco del nostro festival.

Anche la fortunata commistione tra musica ed eccellenze del territorio, una proposta eno-gastronomica che si esplicitava attraverso l’Aperjazz, offerto gratuitamente agli ospiti, ha rappresentato per noi, una maniera simpatica per offrire un “assaggio” di Terra di lavoro, un pezzo di quella Campania verace, vera, genuina, che nulla ha a che fare con quella che viene raccontata dai media, rappresentata da una piccola e ignobile percentuale di scellerati che non si possono considerare uomini d’amore, così come amava definirci l’indimenticabile Luciano De Crescenzo, e per questo non possono essere classificati né come campani nè tanto meno come italiani, ma solo come “delinquenti”, la razza e la provenienza non devono e non possono né aumentare né diminuire i vizi o le virtù degli uomini. Un delinquente è soltanto un delinquente e deve essere punito come tale in quanto tale.

Ma torniamo al jazz, qualcuno mi chiederà: ma allora perché quest’anno non si fa il festival?

Perché. nonostante i sacrifici fatti, dimostrati e dimostrabili, i complimenti da parte del pubblico, degli addetti ai lavori e delle istituzioni,  ogni anno  siamo comunque costretti a ricominciare daccapo, fermo restando che debbo, anzi dobbiamo, ringraziare gli imprenditori illuminati che hanno sposato la nostra idea e ne hanno  consentito la realizzazione, devo però constatare che la nostra città è più avvezza alle sagre e ai concertini, e meno agli eventi culturali. Secondo voi abbiamo sbagliato format?, sarebbe stato meglio inserire la musica jazz in un contesto di bancarelle con panini “salsiccia & friarielli”, la pizza margherita, il cocco e l’anguria?, magari con l’artista che si esibisce tra schiamazzi, urla e l’afrore dell’olio bruciato dei panzerotti, in un fantastico fritto misto?

Caspita, avremmo potuto vantare 3 o 4000 presenze ogni sera, invece delle 3 o 400.

Perché alla fine è tutto lì … è sempre una questione di numeri.

Sia ben chiaro, non voglio denigrare il lavoro di nessuno e tanto meno le scelte artistiche e/o imprenditoriali di chicchessia, ma è lampante che i due tipi di manifestazione viaggiano su realtà parallele e pur avendo delle similitudini sono allo stesso tempo decisamente diverse e l’una non è necessariamente migliore dell’altra.

Cosa voglio dire?

Voglio dire che per uno sponsor è più appetibile l’evento al quale partecipano migliaia di persone che non quello dove ne partecipano centinaia, ma questo è lapalissiano, anche Catalano avrebbe inserito questa affermazione tra le sue massime.

Ma, lo confessiamo…ci saremmo aspettati una risposta diversa da parte degli imprenditori compulsati, alcuni di essi questa volta sono stati opportunamente abbiamo preferito evitarli, memori delle esperienze passate quando questi hanno “dimenticato” di riconoscerci il contributo promesso e contrattualizzato.

Allo stesso tempo ci saremmo aspettati una risposta diversa da parte delle Istituzioni, che abbiamo sempre voluto vicino anche solo per il patrocinio morale.

A dire il vero, l’amministrazione comunale quest’anno ci ha concesso l’uso del teatro, ma per amore della verità, pur ringraziandola per l’opportunità, ricordo a me stesso che già allora facemmo presente della accertata difficoltà nel reperire il budget necessario, sperando così in un aiuto diverso, anche considerato che con le cifre che questa apposta per l’esibizione di un singolo artista nelle sue manifestazioni, noi ci facciamo quasi tutto il festival.

Ma lungi da me fare polemiche, ne ho già fatte in tempi non sospetti e in questo contesto non mi sembra il caso, ma se Caserta si piazza nella sezione concerti della classifica sul tempo libero del Sole 24 Ore al 98° posto, ci sarà un perché!

Ma state tranquilli, il festival si farà comunque.

Ci lavoreremo giorno e notte, ma si farà.

Questa volta però, decretiamo finita per sempre l’era del “volemose bene ad oltranza”, daremo luce e visibilità esclusivamente a chi ha cuore il Caserta Jazz Festival e a chi si è speso per la sua fattibilità.

Grazie e Buon Jazz a tutti.”

Edgardo Ursomando


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