Coronavirus: lavoratori in nero , che fine faranno?

Guerriero: “Lo Stato non può fare come gli struzzi, mettere la testa sotto la sabbia. A tal proposito, avrei preferito un Reddito di cittadinanza allargato a tutti, senza le condizionalità di quello esistente. Una sorta di basic income, un reddito di base oppure un reddito di quarantena “

CASERTA – In una situazione di gravissima emergenza vanno tutelati anche i lavoratori e le lavoratrici che, più per obbligo che per scelta, sono costretti a operare senza garanzie, diritti e percependo salari da fame.  

Centinaia di migliaia di persone che fanno parte del grande esercito dei lavoratori in nero, dei tirocinanti, contrattisti a tempo determinato, interinali che finora non sono stati raggiunti da misure per il sostegno al reddito.

Realistiche e condivisibili le dichiarazioni del presidente di Caserta Kest’è, dott. Ciro Guerriero, il quale ha voluto evidenziare la situazione delle persone che si sono ritrovate a lavorare senza regolare contratto – spesso non per scelta – e che oggi hanno perso quell’impiego illecito a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

Il lavoro nero è una piaga da combattere, ma esiste e non si affronta solo con la repressione. Le istituzioni hanno  il dovere di offrire un’alternativa, altrimenti l’alternativa la offrono gli ‘altri’, nell’illegalità e tra le grinfie della criminalità organizzata“-  ha affermato Guerriero –  Al Sud, e non solo, dopo questa crisi, specialmente se si prolungherà, rischiamo il collasso sociale“ – ha  aggiunto Guerriero.

A differenza della crisi precedente, questa volta anche i risparmi privati delle famiglie sono in gran parte erosi. La quota di sommerso che esiste  non parlo di chi sfrutta il lavoro, ma di chi è sfruttato  ha dei riflessi nell’economia emersa, nell’economia reale, a partire dai consumi.

Spesso ci sono quote di lavoro irregolare anche nelle imprese regolari, penso alla filiera del turismo, e bisogna averlo presente, anche per il dopo. Fin qui, con il decreto Cura Italia, sembra abbiano offerto protezione ai lavoratori, con la cassa integrazione in deroga ma questo non copre fasce più vulnerabili della popolazione, che se non hanno avuto accesso al Reddito di Cittadinanza sono privi di tutele.

Lo Stato non può fare come gli struzzi, mettere la testa sotto la sabbia. A tal proposito avrei preferito un Reddito di cittadinanza allargato a tutti, senza le condizionalità di quello esistente.

Una sorta di basic income, un reddito di base oppure un reddito di quarantena ”- ha concluso il presidente di Caserta Kest’è.

Se è vero che ci sono schiere di lavoratori regolari che non sono stati tutelati dal recente decreto e che più in generale devono quotidianamente scontrarsi con uno scenario di precarietà, è anche vero che spesso il lavoro in nero non è una scelta, ma l’unica alternativa.

Il sommerso – nel senso di chi lo tiene in piedi, non delle ultime ruote del carro è una piaga che si cerca di debellare da decenni, ma che non si è stati finora in grado di risolvere in modo adeguato: lo dimostra il numero enorme di lavoratori irregolari che ancora riempiono il territorio italiano.

Fare di tutta l’erba un fascio, non compiere distinzioni nell’illiceità della condizione lavorativa, è però una ricetta sbagliata. Pensiamo ai braccianti nei campi del Mezzogiorno, sfruttati e non regolarizzati, o alle colf e badanti che oggi più che mai stanno soffrendo la condizione emergenziale, o agli operai che accettano un lavoro irregolare per poter arrivare a fine mese, ma che vengono messi a lavorare in assenza di ogni tipo di tutela securitaria ed economica.

Sono vittime anche loro, che non si può criminalizzare allo stesso modo di chi questo sistema lo regge in piedi: la criminalità organizzata o quei datori di lavoro senza scrupoli.

Criminalizzare le ultime ruote del carro non è mai la ricetta giusta, lo dimostra per esempio il proibizionismo in tema di sostanze stupefacenti: a continuare ad arrestare i pesci piccoli, non si è mai stati in grado di assestare un colpo a chi sta dietro, la criminalità organizzata.

Oggi, nelle settimane dell’assistenzialismo da pandemia sanitaria ed economica, si ripete un discorso simile.

Parlare del precariato irregolare non dev’essere un tabù, perché ci sono migliaia di lavoratori che sono le prime vittime di questo sistema.

Ignorarli non è degno di uno stato che pensa ai suoi cittadini.

Cosa ne sarà di questi lavoratori dopo l’emergenza del Coronavirus? Si deve adottare un’iniziativa, stabilendo l’estensione del Reddito o introducendo un reddito di quarantena nel prossimo decreto governativo di Aprile, come già più volte sottolineato dal presidente di Caserta Kest’è, dott. Ciro Guerriero.