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Eurostat : Calo demografico in Italia. 130mila residenti in meno all’anno.

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In Italia la popolazione cala e in maniera preoccupante, sarà sotto di 60 milioni già nel 2022 e toccherà la soglia di 130 mila residenti in meno ogni anno. Lo rivelano i dati diffusi dall’Eurostat, l’Ufficio statistica dell’Unione europea, e pubblicati dal Messaggero, che evidenziano un vero e proprio “allarme” per il nostro Paese. I primi segnali di un crollo demografico senza precedenti risalgono già al 2015 quando si registravano più decessi che nascite.

Il dato preoccupante arriva dall’Unione Europea, l‘Italia sarà sempre meno abitata e la popolazione restante tenderà a concentrarsi sempre di più nelle città metropolitane. Così, nei territori più piccoli si verificherà uno spopolamento evidente, soprattutto nel Mezzogiorno. Da una parte una diminuzione della popolazione potrebbe risultare positiva e garantire così una Nazione più ordinata, ma invece questo dimostra uno squilibrio di generazioni: quelli che vanno via per cercare fortuna all’estero sono i giovani mentre a rimanere sono gli anziani, fascia della popolazione in cui lo stato investe di più attraverso le pensioni.

I dati – L’Eurostat ha rilevato che ci saranno circa 59 milioni di abitanti tra dieci anni e poi si scenderà ancora a quota 57 e 700 mila alla fine del 2040. Nel 2065, i demografi ci collocano a 51 milioni e mezzo: 9 milioni e mezzo rispetto a oggi. Nel 2022 già saremo sotto i 60 milioni e ogni anno si toccherà la soglia di almeno 130mila residenti in meno.

 

Le differenze – I decessi superano le nascite, il Sud del Paese che si svuoterà sempre di più per riempire le città più grandi ed evolute a livello economico e giovani che emigreranno in altri paesi europei per trovare “fortuna” a livello lavorativo. E’ questo che contraddistingue l’Italia e continuerà a farlo anche nei decenni a venire. E proprio su chi rimarrà tra dieci e vent’anni che si concentrano i dati: l’Istituto nazionale di statistica nelle previsioni del 2018, da poco disponibili, stima un calo della popolazione molto più graduale. Nello scenario della fascia d’età media, i residenti restano al di sopra dei 60 milioni fino al 2030 (dagli attuali poco meno di 60,4) con una riduzione di circa 30 mila unità l’anno. La differenza tra le due stime è di oltre 500 mila residenti al 2024 e un milione al 2029. Nel quadro disegnato da Eurostat l’Italia è in controtendenza rispetto all’Europa, la Francia tra dieci anni avrà oltre due milioni di residenti in più, la Spagna oltre un milione e la Germania circa 800 mila.

 

Le nascite –  La curiosità principale è: perché le nascite risultano così in calo rispetto alle morti? Il bilancio demografico dipende da due fattori dalla differenza tra nati e morti, e quello migratorio, dato dal confronto tra chi viene nel Paese e chi lo lascia. Se le stime sulla mortalità provenienti dall’Ufficio europeo corrispondono a quelle italiane, quelle sulle nascite vedono l’Istat più ottimista e con numeri sempre più positivi rispetto al periodo attuale. Come fa notare il Messaggero, la differenza sul saldo migratorio è molto più ampia. L’Istat per il 2020 “vede” 179 mila ingressi netti contro 90 mila di Eurostat e lo scarto resta forte. Dall’istituto italiano sottolineano che i dati italiani sono più precisi perché basati sulle informazioni provenienti dalle anagrafi comunali; mentre quelli europei vengono un po’ più “rivisti” a livello politico per verificare la sostenibilità finanziaria del paese.

 

Sul punto specifico dei saldi migratori, i demografi italiani sottolineano la variabilità di questi dati che dipendono anche dalle cancellazioni o iscrizioni d’ufficio, aggiustamenti che vengono effettuati periodicamente. Dunque la situazione prevista dall’Eurostat potrebbe rivelarsi in futuro più generosa. La tendenza attuale non è tra le migliori: a fine giugno di quest’anno la popolazione era quantificata in 60 milioni e 262 mila, con un calo di quasi 100 mila residenti in soli sei mesi.

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