FAME E RECLUSIONI, PERICOLO DI RIVOLTE E RIBELLIONI

Guerriero Ciro presidente di Caserta Kest’è in  diretta live sul suo profilo avverte: «Nel Mezzogiorno d’ Italia nasce il potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate, soprattutto dove l’ economia sommersa e la capillare presenza della criminalità organizzata sono due dei principali fattori di rischio»

Anche l’ intelligence con un report riservato indirizzato alla Presidenza del Consiglio ha messo in guardia il Governo sulla possibilità che la crisi economica e le serrate di diverse attività commerciali a causa dell’ epidemia del Coronavirus possano scatenare disordini sociali.

Per ora, più che un allarme, si tratta di uno scenario ipotetico, tra i tanti stilati periodicamente dagli analisti dagli 007. Alla base le informazioni raccolte ogni giorno dalle forze dell’ ordine sul territorio e che confluiscono nei rapporti quotidiani e settimanali che i vertici delle forze di polizia inviano per prassi ai capi-centro dell’ intelligence. Un lavoro di raccolta di dati e informazioni portato avanti da uomini che nel gergo delle spie sono definiti «antenne». E all’ interno del dossier messo sul tavolo dello staff del premier Giuseppe Conte, c’ è finito anche un caso di cronaca avvenuto a Napoli appena una settimana fa quando un uomo dei Quartieri Spagnoli ha scippato la busta della spesa dalle mani di una signora anziana. Piccoli segnali di disagio in tutto il meridione, per ora sporadici, da non sottovalutare.

IL SOMMERSO

Parcheggiatori abusivi, i lavavetri al semaforo, icontrabbandieri, le meretrici e spacciatori solo per quanto riguarda l’ economia illegale. Ma c’ è un’ altra enorme fetta formata da lavoratori in nero (cassieri, garzoni, baristi, schampiste, muratori, camerieri) impiegati  si fa per dire, ora costretti alla serrata, che a breve non sapranno più come sbarcare il lunario.

Solo i lavoratori irregolari nell’ ultimo anno sono stati censiti in 3,7milioni dall’ ultimo rapporto Istat, con quasi l’ 80% del fenomeno concentrato proprio al meridione. L’ Italia e ancora di più il Sud regge tanta parte della propria economia grazie ad attività in nero. Lo scorso anno l’ Istat ha certificato che almeno 200 miliardi del Pil sono stati prodotti dall’ economia sommersa. Cifre che rappresentano appena un quarto dello stanziamento ipotizzato dal Governo di 50 miliardi per il piano di aiuti contro la crisi da Coronavirus.

RIVOLTA AL CARCERE DI SAN VITTORE 

La domanda che ora si pongono gli analisti del Comparto intelligence è quanto possano tirare avanti senza guadagnare questi 4 milioni di cittadini?

E, soprattutto, cosa succederà se il Covid-19 rendesse indispensabile di prorogare ancora a lungo le misure di distanziamento sociale già in atto?

A questa variabile va poi aggiunta la presenza della criminalità organizzata sul territorio.

È per questo che le forze dell’ ordine nel corso di questi giorni non si stanno solo concentrando nel far rispettare le misure per il contenimento del contagio, ma si lavora anche per monitorare attraverso servizi di sicurezza dedicati il comportamento dei clan nell’ affrontare l’ emergenza.

Il timore, non sottaciuto da parte dei comparti sicurezza, è che la capacità di controllo sul territorio in alcune zone del Sud possa indurre i boss a determinare disordini e facendo leva sul sentimento di insofferenza dei cittadini.

I RISCHI Non è un caso che da giorni CasertaKestè , abbia già lanciato l’ allarme ai governanti, sulla necessità di reperire risorse per aiutare anche i lavoratori in nero.

Molto dipenderà dalla durata del periodo in cui si riuscirà ad arginare i contagi da Covid-19, più tempo passerà e maggiori saranno i rischi.

Per ora la situazione è sotto il livello di guardia visto che non sono stati registrati casi di saccheggi nei supermercati, proteste o altri fenomeni correlati al disagio. In tal caso il primo organismo ad intervenire sarebbe il Cnosp il Comitato nazionale dell’ ordine e della sicurezza pubblica organo ausiliario di consulenza del ministro dell’ Interno, che non si riunisce dallo scorso gennaio, di cui fanno parte i vertici delle forze di polizia e, generalmente, i Capi di Stato Maggiore dell’ Esercito e della Difesa.