A Marcianise la campagna elettorale entra nel vivo e il clima diventa quello delle vecchie risse di condominio… ma con più manifesti e meno assemblee. A scaldare l’aria è Maria Luigia Iodice, candidata sindaco del cosiddetto Campo Largo, che ha deciso di lanciare il guanto di sfida a quello che lei ribattezza con sarcasmo “Campo Finto”.
Secondo la Iodice, dall’altra parte ci sarebbe un centrodestra travestito da civico, una specie di carnevale politico permanente dove i simboli veri – Lega in primis – resterebbero nascosti sotto il cappotto. Insomma: liste civiche come foglie di fico per non far vedere il marchio di fabbrica.
«La macchina del programma del Campo Largo è partita», annuncia la candidata con tono solenne, promettendo di archiviare la stagione dei programmi copia-incolla, quelli che cambiano solo la copertina ma dentro hanno sempre la stessa minestra riscaldata.
Il progetto, spiega, sarà costruito con incontri, partecipazione, ascolto della città reale: associazioni, famiglie, giovani, lavoratori. Tutti convocati per cucinare il grande menù programmatico della futura amministrazione. Una specie di assemblea permanente dove ognuno mette un ingrediente e alla fine si spera venga fuori qualcosa di commestibile.
Ma la stoccata più velenosa arriva quando si parla della vecchia politica locale. Per la Iodice Marcianise sarebbe stata soffocata da leaderismi da bar sport, autoreferenzialismo cronico e autosufficienza patologica, un mix che avrebbe isolato la città più di una quarantena.
Poi la bordata finale:
«Lanciamo la sfida al Campo Finto e ai loro maggiorenti, fino a ieri nemici giurati e oggi improvvisamente amici per la poltrona».
Tradotto dal politichese: a Marcianise la coalizione avversaria sarebbe un’alleanza da matrimonio di interesse, dove chi ieri si insultava oggi brinda insieme.
Peccato solo che nella memoria politica della città qualcuno ricordi selfie di convenienza e abbracci strategici che negli anni hanno attraversato un po’ tutti gli schieramenti. Perché a Marcianise – come spesso accade – le foto cambiano, ma i protagonisti restano sempre gli stessi.
Morale della favola:
la campagna elettorale è appena iniziata, ma il livello della polemica è già da derby senza arbitro.
E se questo è solo l’antipasto, il menù delle prossime settimane promette fuoco e fiamme.














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