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Lega e M5S trattano. L’ok di Berlusconi

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​Oggi o almassimo domani si saprà con certezza se nascerà un governo M5S-Lega.

Alle 20.30 di ieri sera alla trattativa è arrivata la “non belligeranza”, poco benevola in realtà, di Silvio Berlusconi con un lungo comunicato nel quale il leader di Forza Italia sottolinea che non darà la fiducia al nuovo esecutivo ma che non lo bloccherà volendo mantenere l’alleanza di centro-destra.

Ma resta l’incertezza sul risultato della trattativa fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio che ieri mattina si sono visti per otto minuti e che probabilmente oggi avranno più di un faccia a faccia.

Il M5S e la Lega hanno informato la presidenza della Repubblica che è in corso un confronto per pervenire a un possibile accordo di governo e che per sviluppare questo confronto hanno bisogno di tempo.

LE IPOTESI
Chi sarà il premier del nuovo governo? Le ipotesi più gettonate sono tre. La prima: un tecnico di gradimento di entrambi. Ieri sera girava il nome dell’economista (e funzionario del Fmi) Carlo Cottarelli in grado di garantire il nuovo esecutivo verso i mercati internazionali. Nella rosa anche l’economista Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat e padre nel 2013 del Reddito di inserimento anti-povertà poi entrato in vigore nel 2017. La seconda: una staffetta fra Di Maio e Salvini, un po’ come quella fra Craxi e De Mita degli anni Ottanta che poi saltò, con un cambio di mano a metà legislatura. La terza: un esponente non di primissimo piano ma solido di M5S o della Lega, compensato da un maggior numero di ministeri di peso all’uno o all’altro partito. In quest’ultimo caso si fa il nome di Giancarlo Giorgetti della Lega ma un’altra scuola di pensiero lo escluderebbe perché più funzionale come ministro al disegno strategico della Lega.

Fino a ieri notte, comunque, di deciso c’era ben poco se non che le elezioni anticipate a luglio, ipotesi presa in considerazione da molti nonostante l’alto tasso di bizzarria, è definitivamente tramontata. Ma la trattativa non sarà facile. I sospetti reciproci non mancano anche se Salvini è riuscito a strappare a Di Maio una dichiarazione conciliante su Berlusconi: «Da parte nostra non c’è alcun veto su Forza Italia». A tarda sera l’impressione era che né ilM5S né la Lega abbiano il cosiddetto coniglio da tirar fuori dal cilindro per il nome di Palazzo Chigi. «Prima bisognerà parlare del contratto di governo», fanno sapere i 5Stelle. Di premier e ministri, almeno ufficialmente, se ne parlerà solo dopo. Ma, come detto, non sarà facilissimo e la paura di bruciare l’ennesima ipotesi di governo a oltre 65 giorni dalle elezioni resta alta. Paura evocata anche da Silvio Berlusconi nel suo “si”. «L’esecutivo Di Maio-Salvini non segna la fine dell’alleanza di centro-destra – si legge nel comunicato di Forza Italia – Se un’altra forza politica della coalizione ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i 5Stelle, ne prendiamo atto. Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali».

Berlusconi spiega che i provvedimenti del futuro governo saranno valutati, «sostenendo quelli in linea con il programma di centrodestra». Poi la bordata: «Nessuno potrà usarci come alibi se un governo Lega-M5S non potesse nascere, di fronte all’impossibilità oggettiva di trovare accordi fra forze politiche molto diverse». Tanto diverse che, a quanto pare, anche Fratelli d’Italia potrebbe restare fuori dall’esecutivo se non passare all’opposizione. Resta da riferire del Pd. Dalle cui parti ieri era palpabile una sensazione di sollievo per l’allontanarsi delle elezioni. Ma questo non vuol dire che nel partito sotto la cenere non covi la brace. La minoranza ha colto l’occasione per criticare nuovamente i renziani “colpevoli” di non aver esplorato una possibile intesa con i 5Stelle e averli “regalati” ai leghisti. Il partito cerca equilibri e idee da definire in un Congresso che ora si potrà svolgere con un minimo di calma.

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