L’Italia s’è rotta

di Alessandro Bertirotti

Questione di… prospettiva.

La situazione politica italiana è  giunta ad un momento cruciale, come si evince con chiarezza anche da queste (prima e seconda) considerazioni.

La politica è cambiata rispetto ad una volta? Si è no, nel senso che lo è, da alcuni punti di vista, e non lo è da altri. E questi altri punti di vista, secondo me, vincono sempre, come è giusto che sia.

E mi spiego meglio.

Certo, il cambiamento maggiore, direi più evidente, è frutto della globalizzazione, ossia dei cosiddetti accordi a geometria variabile, grazie ai quali si rimane fedeli a reciproche volontà concordate per ottenere un risultato, solo se coloro che si accordano a questo proposito rimangono partner convenienti durante il percorso.

Se, una volta chiuso l’accordo, le situazioni cambiano, le contingenze propongono nuove possibilità di manovra, mandando all’aria qualsiasi precedente intesa, è possibile ridiscutere gli accordi. Zygmunt Baumann dice che la società è liquida. Troppo buono. Per me è gassosa. E lo stiamo ben vedendo ovunque, non solo nella politica italiana, ma in quella mondiale. I leader dicono, stradicono, promettono e ritornano completamente sui loro passi ad una velocità superiore a quella della luce, perché tutto ciò che ci circonda è governato da una totale mancanza di coscienza a lungo termine. Quel poco di coscienza, che implica anche un minimo di moralità, è sempre e soltanto a breve termine. Dunque, qualsiasi accordo può essere sempre infranto. Senza problemi.

Quello che non è cambiato, ovviamente, è il rapporto emotivo e tensionale con il proprio elettorato che tutti i partiti hanno interesse a mantenere, perché se riescono a mangiare (nel caso italiano, anche ed ampiamente in modo creatitvo) lo devono a coloro che votandoli li agevolano in tutto questo. Senza gli elettori, che devono per necessità essere sempre i destinatari di promesse da non mantenere, i politici a geometria variabile non avrebbero ragion d’essere. Le promesse non devono mai essere mantenute, altrimenti non vi sarebbe la necessità di continuare ad eleggere quel politico nel tempo. Devono essere, possibilmente, rispettate in quota minima, tanto da poter continuare a dichiarare che con un maggiore tempo di permanenza in Parlamento si potranno tutte realizzare.

Scritto questo, perché la situazione politica mondiale, e dunque anche italiana, è relativamente grave?

Perché questo mondo è senza una grande narrazione antropologica e condivisa. Non esiste, come in passato vi era, nessuna intenzione di raccontare se stessi, come umanità, in cammino verso un obiettivo utile a tutti. Ecco che solo la questione del clima ultimamente unisce i popoli. Perché forse si ha ancora un poco paura di morire. Ma non giurerei nemmeno su questa paura.

Se non iniziamo, di nuovo e seriamente, a ragionare sul nostro ruolo come umanità in questa terra, siamo abortivi, di noi stessi.

E senza un Dio comune (sia pure dai nomi diversi) non si va da nessuna parte.

Certo, questo è quello che penso.


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