L’ultimo video di Pierluigi e Matteo nella volante 2: “dormite sogni tranquilli”

Il gip: "Dimostrata familiarità con le armi"

Hanno i volti sorridenti e le voci distese Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, 31 e 34 anni, uccisi venerdì scorso negli uffici della questura.

Il primo è alla guida della Volante, l’altro – come ogni capo pattuglia – è al suo fianco. Indossano la divisa e sono pronti a iniziare il turno di notte su una Volante.

Comincia così il video dei due poliziotti uccisi in questura Trieste, registrato durante un pattugliamento notturno e diffuso oggi dalla Polizia. «C’è la Volante 2 questa notte, è tutto a posto. Come sempre si inizia…figli delle stelle. Speriamo bene…e niente buona notte».

Mandano un bacio, in sottofondo le note della canzone di Alan Sorrenti.

In quel “dormite sogni tranquilli” c’è tutta la missione, la responsabilità, la dedizione al prossimo che erano alla base della scelta di Pierluigi e Matteo.

Una finestra di qualche istante sull’orgoglio di indossare la divisa della Polizia di Stato per servire la gente, e la storia di una grande amicizia.
Proteggeteci anche da lassù, tra le stelle.

In quel “dormite sogni tranquilli” c’è tutta la missione, la responsabilità, la dedizione al prossimo che erano alla base della scelta di Pierluigi e Matteo. Una finestra di qualche istante sull’orgoglio di indossare la divisa della Polizia di Stato per servire la gente, la storia di una grande amicizia.Proteggeteci anche da lassù, tra le stelle.#lamiciziaèunacosaseria#essercisempre

Pubblicato da Agente LISA su Domenica 6 ottobre 2019

Intanto dall’ordinanza del Gip Massimo Tomassini emerge che il killer Alejandro ha sfilato prima la pistola a Rotta e gli ha sparato. Quindi è sopraggiunto Demenego e Alejandro ha sparato anche a lui e si è impadronito della seconda pistola.

Nella sua ordinanza il giudice ravvisa il pericolo di fuga del dominicano e di “recidiva specifica”. “L’indagato – scrive il giudice – è gravemente indiziato di reati di assoluta gravità e che – aggiunge – potevano avere un esito ancora più tragico”. Il magistrato parla chiaramente di “mattanza”. E di un soggetto che aveva “familiarità con le armi”. Nell’indagine (pm Federica Riolino) non è stata trovata traccia di documentazione che attesti una possibile malattia psichica. Quindi avrebbe agito con lucidità. Anche da qui la decisione del carcere.

Il documento riporta anche la testimonianza di Carlysle, fratello di Alejandro, con lui in questura a Trieste durante la sparatoria. “Charly, mi vogliono uccidere! Dove sei?”, gridava Alejandro nel corridoio delle Volanti, dopo aver sparato ai due poliziotti. Carlysle si era barricato in una stanza, temendo che volesse aggredire anche lui. “Mi volevano uccidere!”, continuava a gridare Alejandro Meran.

Ci sono anche le immagini della sparatoria avvenuta in Questura a Trieste. Le telecamere nell’atrio e quelle all’esterno del palazzo, sequestrate dall’autorità giudiziaria, avrebbero ripreso una parte della sparatoria, ovvero il conflitto a fuoco col personale di guardia e il tentativo di fuga di Alejandro Stephan Meran, subito dopo l’omicidio due poliziotti. “Fasi estremamente concitate al tempo stesso drammatiche”. Così il Questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, ha definito i filmati. Fasi che “hanno testimoniato la capacità di risposta dell’apparato che è riuscito a rendere inerte e a fermare la persona immediatamente, scongiurando la possibilità  che potesse fare danni peggiori”, ha concluso.
“Possibile strage? È un dato di fatto”, conferma Petronzi.

Alejandro Augusto Stephan Meran, l’omicida 29enne di origine dominicana, “aveva delle armi in pugno ed era all’interno della Questura, fortunatamente e tragicamente c’eravamo solo noi poliziotti, quindi fortunatamente non erano esposte altre persone. La potenzialità – prosegue il questore – era tale che il bilancio avrebbe potuto essere più tragico”.


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