Mattarella: uno di Noi.Dunque, Uno di Loro.

Mattarella: uno di Noi. Dunque, Uno di Loro. Dunque non Uno di Noi, come sembrano confermare le intercettazioni di Don Palamara.

E di più: pare che dal massacro fra consorterie interne alla Magistratura non esca indenne neppure il Portavoce del Quirinale Stefano Erbani.

Egli, infatti, è al centro di uno sfogo del Magistrato Valerio Fracassi che, definendolo “pericoloso”, esprime una minaccia: “… credo che esageri e merita una risposta…”.

Il Presidente ha due opzioni secche: difendere il proprio braccio destro o scaricarlo; ma prende tempo, mentre ciascuno di Noi è agitato da una sola domanda: come ha fatto Palamara, privo di qualsiasi elemento di carismatica raffinatezza; carente di fascino dialettico e sgradevole nell’aspetto, a diventare tanto potente?

Ovvero: quali occulti meccanismi gli hanno consentito di disporre di un’ampia rete di settori sociali?
E’ possibile che Egli sia la cupola di una piramide di corruzione o, al di sopra di Lui, c’è altro e Altri?

Di fatto, la sua vicenda ha prodotto lo sgretolamento delle Istituzioni democratiche e le sue attività hanno denunciato il tradimento anche del patto di lealtà che lega lo Stato al Popolo.

Tradimento già storicizzato dal Tribuno pugliese con la complicità servile della Stampa, che ci ha taciuto il suo aver garantito a Sheikh Tamin Bin Hamad al Thani, Emiro dello Stato/canaglia del Qatar, il diritto a far proselitismo islamico in Italia.

E allora:

o Mattarella si dimette;

o liquida questo Governo sostituendolo con Uomini moralmente ineccepibili e riqualificando il CSM;

o affronta il rischio che, da questo clima, emerga un qualsiasi Ufficiale delle Forze Armate deciso a delegittimarlo e a restaurare l’ordine democratico, minacciato anche dal possibile ritorno alla violenza sanguinaria del Terrorismo.

Resta, tuttavia, in Ciascuno di Noi il convincimento che il fango nel quale nuotiamo affondi in radici remote, delle quali gli impianti corruttivi di Sinistra devono farsi carico.
La Dittatura giudiziaria è cominciata col Moralismo di memoria dipietrista e, da quel momento, è stato un “peggio” senza fine di cui la Gente non si è resa conto.

In sostanza, non era più necessario un bagaglio di misura; cultura; opportunità e professione dell’Etica.

Un esempio per tutti è Domenico Minniti detto Marco, il cui nome è più volte presente tra le chat di Don Palamara per discutere importanti nomine e, in particolare, quella del Tribunale partenopeo.

Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri; Sottosegretario al Ministero della Difesa; Viceministro dell’Interno; Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega ai Servizi segreti; Ministro dell’Interno.

Su una tanto prestigiosa carriera non ha pesato una circostanza che avrebbe, invece, distrutto la vita privata e pubblica di un Quisquede Populo.

Donde l’interrogazione rivolta dal Deputato Amedeo Matacena il 5 aprile del 1995 al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro di Grazia e Giustizia ed ovviamente restata priva di risposta.

Vi si assumeva che il 6 giugno del 1990, il PM presso la Procura di Reggio Calabria dr Mollace aveva inoltrato al GIP dr Macrì, richiesta per l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di tal Sera Mariangela + 10, Imputati per “avere in concorso tra loro, illecitamente detenuto, trasportato e ceduto a terzi quantitativi non modici di eroina…”.

Non ci sarebbe stata notizia, se non per il fatto che la Sera Mariangela era ed è la Moglie di Domenico Minniti detto Marco e che, nel corso del procedimento giudiziario si sarebbero consumati “…favoritismi e protezioni per non intralciare il brillante cammino del giovane Marco Minniti, che non parrebbe … del tutto estraneo al vizio della moglie…” e che, per assecondarlo, “… non si sarebbe fatto scrupolo di intrattenere rapporti con personaggi “strani”, organici al mondo degli Spacciatori e della malavita locale….giova ricordare, inoltre, che in data 4 giugno 1990…veniva ucciso a colpi di arma da fuoco, tale Sottile Francesco classe 1938, padre di Sottile Carmelo, personaggio inserito nel traffico di stupefacenti dei cui sopra… nonostante tutto su Domenico Minniti detto Marco… steso un velo protettivo…in un contesto così grave che registra, anche, pur se collateralmente, un omicidio…“.

Il processo si è concluso con il patteggiamento della pena di un anno e 600.000 lire di multa per la Signora Minniti, ma non ha condizionato la carriera politica del Coniuge né sembrano mai essere state avviate iniziative per verificare se davvero “… nel Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria siano stati stesi veli di pietà e teli di protezione, consumati favoritismi, omissioni e reati penalmente perseguibili…”.

Il caso Minniti è il più fosco emblema del Sistema Italia, al cui interno la Magistratura ha instaurato un solido tessuto di connivenze, spingendosi all’esercizio di una Dittatura giudiziaria e proponendosi braccio armato della Sinistra attraverso non pochi processi truccati; viziati; forzati e fondati su indimostrabili teoremi atti ad incriminare il dissenso.

Come dimostra il messaggio di don Palamara al Collega Patronaggio, che DEVE essere rimosso d’ufficio: “…Carissimo Luigi ti chiamerà anche Legnini siamo tutti con te”.

Erano Tutti con lui, in sostanza, per atterrare il Leader di un Partito che, su regole fondate, difendeva lo Stato e gli Italiani ignorando di doverlo difendere anche da Legnini: concorrente all’accerchiamento dall’alto della vicepresidenza del Csm!!!.

Ed è irrespirabile l’aria di questa fogna legalizzata e a cielo aperto, ove si ci può corrompere anche e già solo per un biglietto allo stadio!!!.

Un don Palamara dalle esigenze modeste o dagli appetiti irrefrenabili?

Resta da capire Chi abbia fatto saltare il banco e cortocircuitato le omertà.

Nel frattempo valga ancora la pena sollecitare il senso dell’onore di Mattarella: “Riprenderemo il camino dopo la sofferenza…”

Come?

Con Chi?

E quando: prima o dopo che gli scandali travolgeranno anche le Forze Armate ed i Servizi?