Non c’è un solo partito decente sulla scena politica.

Non c’è un solo partito decente sulla scena politica. Ormai anche fra i leader c’è poco da distinguere e da scegliere. Mentre si infervora la discussione attorno alla legge elettorale, che ormai sembra avviata alla approvazione (sottolinea, sembra), molti, critici della legge stessa, non avvertono il valore storico di una nuova normativa votata dai partiti…

Non c’è un solo partito decente sulla scena politica.

Ormai anche fra i leader c’è poco da distinguere e da scegliere.

Mentre si infervora la discussione attorno alla legge elettorale, che ormai sembra avviata alla approvazione (sottolinea, sembra), molti, critici della legge stessa, non avvertono il valore storico di una nuova normativa votata dai partiti maggiori.

Pensate un po’ a questo strano Paese che per oltre vent’anni si è fatto chiudere nel recinto delle leggi istituzionali ed elettorali , che su questo rovello ha fatto partiti e maggioranze.

Che è andato alla ricerca dello “specifico italiano” avendo buttato a mare tutte le leggi già sperimentate in altri Stati, e soprattutto l’unico prodotto decente, che era il Mattarellum. Ebbene, questo Paese, con il 4 dicembre e il giorno dell’approvazione finale della legge che ci porterà al voto, chiuderà una delle pagine più noiose e inutili della storia repubblicana.

UN DIBATTITO CHE HA GENERATO MOSTRI. Finalmente, sembra un sogno, potremo parlare di economia in senso alto e concreto, di strutture fondamentali come la scuola e gli ospedali, di cultura senza che qualcuno faccia precedere queste discussioni con l’obiezione che non si può fare molto perché il sistema istituzionale è così e la legge elettorale è cosà. Immaginate centinaia di costituzionalisti, brave persone, per carità, costrette a tornar nei propri uffici e nelle aule universitarie a cimentarsi su ricerche comparate invece di stare in tivù ad alimentare una discussione talmente inutile da aver reso specialisti del genere personaggi come Roberto Calderoli, Denis Verdini e via via scendendo.

RENZI, GRILLO E IL CAV NON VOGLIONO IL MAGGIORITARIO. Ora l’Italia, quella vera, torna al primo posto. Scrivo questo per invitare i critici della legge a non menarsela più di tanto. Renzi, Berlusconi e Grillo non vogliono il maggioritario perché hanno paura, perché guidano partiti personali e temono le regole ferree delle coalizioni, perché così facendo possono selezionare la classe dirigente a seconda di quello che il loro pollaio offre.

”Non sono le leggi a dover mutare, deve cambiare la classe dirigente e non solo nella politica”

La sera del voto non sapremo chi ha vinto? Lo sapremo, lo sapremo. Se la somma Renzi-Berlusconi avrà la maggioranza eccolo lì il “governo monstre”, quel famoso destra-sinistra che appagherà i sogni di tanti commentatori politici rimasti ai primi giorni dopo l’89. Se questa maggioranza non ci sarà, toccherà a Grillo convocare tutto il “manettume” italico e provare a prendere un po’ di voti parlamentari della sinistra estrema stampando migliaia di avvisi di garanzia e dando finalmente a qualche pm sfortunato nel lavoro la soddisfazione di mettere in galera un bel po’ di gente.

IL NOSTRO SISTEMA POLITICO SOTTO LE MACERIE. Il tema, scusate la banalità scolastica da vecchio togliattiano, è la politica. Se gli italiani si convinceranno che la politica che si offre è buona, là andranno. Dategli una bella proposta e non c’è legge elettorale che tenga. Chi perde se ne stia all’opposizione, luogo non disdicevole se frequentato da persone serie e responsabili. Sì, è vero che, dette così le cose, sembra tutto facile. Ma la verità è che è tutto facile. Non c’è un solo partito decente sulla scena politica. Ormai anche fra i leader c’è poco da distinguere e da scegliere. Non sarà una legge elettorale ben fatta a fare di Renzi uno statista o di Grillo una personale responsabile. Il processo sarà lungo, bisognerà eliminare tante macerie. C’è stato un devastante terremoto politico e come accadde nei tristi giorni dell’Aquila, qualche stupido ride al telefono mentre gli dicono che la terra trema. Non sono le leggi a dover mutare, deve cambiare la classe dirigente e non solo nella politica. Anzi, soprattutto fuori dalla politica.

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