Non solo Fca: a chiedere i soldi con dietro lo Stato c’è anche il gruppo Benetton

Non solo FCA. In fila a questuare i soldi con dietro lo Stato c’è anche il gruppo Benetton, che ha chiesto garanzie a SACE per circa 2 miliardi per le sue aziende, di cui 1.250 solo per le famigerate autostrade del Ponte Morandi. Ma sul negoziato pesano moltissimo i pessimi rapporti con il governo successivi al siluramento di Giovanni Castellucci, che prima di essere cacciato da Gianni Mion aveva quasi raggiunto un accordo che comprendeva le concessioni e Alitalia.

Il pessimo carattere del manager vicentino voluto dai tre nipoti congiurati ha fatto saltare Alitalia e bloccato la trattativa sulle concessioni, così, a otto mesi dal blitz, la pazienza tibetana di Luciano Benetton si è esaurita. Anche perché le altre partecipate della holding di famiglia, Edizione, a causa del Covid sono in grandissima difficoltà, e a tutti è ormai evidente che l’unica che funziona, Cellnex, l’ha portata a casa Marco Patuano, l’amministratore delegato voluto dallo scomparso Gilberto e ripudiato dalla figlia Sabrina sull’altare del ritorno di Mion.

A giugno ci sarà il rinnovo del consiglio di Edizione Holding e il quasi ottantenne Mion, che aveva giurato che sarebbe tornato solo per un anno, è in cerca della riconferma “se gli azionisti lo vorranno” come ha detto a Maria Silvia Sacchi del Corriere della Sera. Rinnovo che probabilmente arriverà, ma con l’opposizione del patriarca di famiglia, perché Luciano non fa mistero di essere apertamente contrario. E governare il gruppo di Ponzano Veneto avendo il fondatore contro non sarà facile nemmeno per una vecchia volpe come Mion, che rischia prima o poi di bissare il licenziamento subito qualche anno fa da parte dello scomparso Gilberto.