Oltraggio al Grande Vecchio di San Leucio

La cultura a Caserta, si sa, non viene mai tutelata abbastanza. Sarà perché di monumenti, e siti di interesse storico ce ne sono pochi , sarà perché incuria e degrado sono diventate parte dell’identità di una città che della bellezza un po’ mortifera e decadente ha fatto la sua bandiera, sarà perché alcuni suoi abitanti sono, in fin dei conti, poco civili, ma l’immenso patrimonio culturale della nostra città, che si affaccia dietro ogni angolo di via, è continuamente oggetto di deturpazioni varie e atti di vandalismo di ogni genere.

Oggi i riflettori della cronaca si accendono sul platano, detto il “Grande vecchio“, nella piazza della Seta, così come recita la tabella apposta alla base dell’albero che rappresenta un esemplare superstite di quelli che Ferdinando II di Borbone fece piantare nel tenimento di San Leucio nell’anno 1841.

Probabilmente insieme al platano situato in largo San Donato, rappresenta il residuo di un viale di platani, da cui il nome della strada detta “Viale degli antichi platani” che avevano resistito fino alla guerra.

Si narra che le truppe in ritirata abbiano volutamente tagliato gli alberi per rallentare l’avanzata degli inseguitori.

Gli aspetti di monumentalità sono legati sia all’età (stimabile in 175 anni) e alle dimensioni della circonferenza del tronco al di sopra della soglia minima della specie e al valore storico dello stesso. Peccato che da qualche tempo, agganciato  al paletto di sostegno della targa, vi è ubicato un cestino metallico pieno di rifiuti, che è stato più volte oggetto di segnalazioni alle autorità da parte della stampa e anche dei singoli cittadini, senza grande successo.

“Siamo rammaricati che nessuno intervenga, il cestino poteva essere ubicato al palo di aria videosorvegliata, anche se tale deterrente a nulla serve. II Grande Vecchio continua ad oggi ad essere utilizzato come un vespasiano o sversatoio di munnezza “, affermano indignati dei residenti.


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