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Uno ‘sbirro’ scrive una lettera aperta a Gino Strada

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Lettera aperta al signor Gino Strada

Signor Gino Strada mi dispiace aver letto la sua dichiarazione e la valenza dispregiativa attribuita dal lei alla parola sbirro.
Chi le scrive è un poliziotto e solitamente questa espressione è pronunciata nei nostri confronti da mafiosi ladri spacciatori e da parte di altri che solitamente parteggiano per l’antistato.
Non voglio entrare nel merito della questione affrontata nella sua dichiarazione, e mi soffermò solo su quella parola sbirro che sento appartenermi.
Si mi appartiene signor Strada perché se lavorare su di una macchina o un ducato, aiutare la gente o correre dietro ai farabutti significa essere sbirro, io per chi ancora non lo avesse compreso sono ORGOGLIOSO di essere uno SBIRRO.
Sono ORGOGLIOSO dei mie anni trascorsi al REPARTO MOBILE, ricordo ancora il primo ordine pubblico davanti ad una curva inferocita io pinguino con lo scudo quadrato in prima fila e oggetti di tutti i tipi che vi si infrangevano sopra, mi arrivò anche una bottiglia di succo di frutta sul casco e supplicavo il collega anziano dietro di me di reggermi e aiutarmi, lui tenendo stretto il mio cinturone con voce tranquilla mi diceva…stai calmo vedrai tra un po’ è tutto finito…la paura era a mille e poi d’un tratto la paura scompare fai parte di una squadra e porti a termine il tuo compito, la paura presente in ognuno di noi diventa la nostra forza.
Sono ORGOGLIOSO dei miei tanti anni trascorsi in Frontiera…ricordo di gente stipata in un furgone, nei sottofondi dei TIR, nei bagagliai, ricordo donne e bambini.Ricordo l’onda umana proveniente da Romania Bulgaria Ucraina, ricordo le riammissioni passive e attive alla frontiera, ricordo occhi di bambini di ragazzi uomini donne e anziani che ho incrociato e difficilmente scorderò.
Sono ORGOGLIOSO dei miei anni alle Volanti, dove lavoro tuttora.
Esperienza monumentale di vita e di lavoro, di dolore quando devi comunicare qualche triste notizia o consegnare quel che rimane degli effetti personali, di gioia quando arresti un balordo o aiuti un bambino o una donna a liberarsi dei suoi demoni terreni, di passione quando devi gioco forza sacrificare il tempo alla famiglia o agli affetti e lavorare anche per 48 ore filate, di delusioni quando nonostante l’impegno profuso non raggiungi il risultato, di frustrazione quando il tuo lavoro è vanificato da leggi complicate e non chiare che il più delle volte appaiono scritte più per chi delinque che per chi deve farle rispettare.
Insomma sono ORGOGLIOSO di essere chiamato SBIRRO, ho giurato fedeltà alla Repubblica e ne sono ORGOGLIOSO di difendere lo Stato e i suoi cittadini e ne sono ORGOGLIOSO e per quanta vernice, pece, molotov, sputi, insulti, per quanto prendiamo stipendi non adeguati, non siamo tutelati, siamo sempre soli, odiati,nulla potrà minimamente scalfire la scelta di vita e professionale fatta e se ancora non fosse chiaro sono ORGOGLIOSO di quello che faccio e se quello che faccio vuol dire essere SBIRRO,
SONO ORGOGLIOSO DI ESSERE CHIAMATO SBIRRO.
Concludo con un ultima riflessione, non si può dare una valenza negativa ad una categoria che con sacrificio svogle una difficile professione, è sempre a disposizione di tutti ed è diventato il più efficace ammortizzatore in una guerra sociale che non ci appartiene.
Magari la prossima volta, se non le è di peso, utilizzi altri termini che sarebbero stati ugualmente efficaci, perché vede sig. Strada uno le passioni le sente dentro e per chiudere le cito due persone che in più di un occasione si sono dette orgogliose di essere sbirri o quantomeno di sentirsi tali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Saluti
Uno sbirro.
di Vincenzo d’Acciò

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