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ITALICVM EST TIRANNICVM

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C’è una cosa che non mi è chiara. Perché Matteo Renzi, dopo aver messo per  ben tre volte la fiducia sull’Italicum,  adesso vuole cambiare la legge elettorale da lui voluta?

Si badi bene: tre voti di fiducia non sono roba da poco.  Vuol dire che sei convinto a tal punto di  quella  legge elettorale da considerarla la migliore. Che sia insomma unica e inimitabile. Talmente bella che poi sono pronti a copiarcela dagli Stati Uniti al Kosovo, dalla Germania al Burkina Faso. Dunque, se la pensi così,  la difendi con le barricate e vai avanti per la tua strada.

Se invece, come Renzi  ha ribadito anche ieri  da New York, in occasione del vertice delle Nazioni Unite, ti dici pronto a cambiarla, allora qualcosa non quadra. Certo, c’è ancora da attendere il pronunciamento della consulta, slittato a dopo il referendum, pare. E in effetti,  che nell’italicum ci siano elementi di incostituzionalità, appare ovvio. C’è poi sotto sotto  più di qualche gioco di palazzo. Pure questo è scontato nella  partita doppia nel dare avere con  gli altri partiti. C’è infine la convinzione che il partito renziano abbia totalmente perso appeal e allora si corre ai ripari per non far vincere i 5 stelle, considerato lo stato comatoso della destra radicale di Forza Italia e Lega Nord. Quel 40.8 delle europee, sul 52 per cento di elettori, era in sostanza un dato drogato dalla novità rappresentata dall’ex sindaco di Firenze. Ora al contrario,  i renziani non prenderebbero nemmeno più della metà di quei voti, visto che l’elettorato di sinistra del Pd ha preso le distanze da un partito sempre più di destra. Così, a conti fatti, al ballottaggio  i renziani rischierebbero addirittura di non arrivarci.

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Tutto lecito, tutto giusto, per carità. Ma questi discorsi  si infrangono sugli scogli della  domanda regina: perché dopo aver messo tre fiducie sull’Italicum si è disposti al dialogo? E allora, oltre alle ragioni elencate, ce n’è una che comanda. E cioè che  forse abbiamo affidato le chiavi del Paese ad un vulcanico dilettante allo sbaraglio, che doveva fare presto perchè  era sempre la volta buona. Un po’ come gli elettori  di Roma hanno affidato la Capitale ad un giovane ed inesperto avvocato: Virginia Raggi.

Giovanotti tanto simpatici ma tanto inadeguati. Non mi stancherò mai di ripetere, infatti,  che a 30-40 anni ti difetta l’esperienza. A quell’età hai tutto da imparare, devi andare a scuola da chi ne sa più di te, devi aspettare il tuo turno . Al contrario, il decisionismo dovuto agli anni verdi  ti porta spesso, se non sempre, a fare cazzate. Ecco.  Ammettiamolo: cazzate.  E che l’Italicum sia una cazzata di legge, peggiore addirittura della Legge Acerbo e del Porcellum , è fuori discussione. Ripeto: averla approvata a forza di voti di fiducia porta inevitabilmente ad un bivio.  E quindi: o la difendi con le unghie e con i denti oppure ti dimetti. Perché sei stato affrettato, confusionario e hai anche dato un dispiacere a Zio Licio, che aveva lottato una vita intera per il combinato disposto Riforma costituzionale- legge elettorale ‘come si deve’.

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E comunque, va bene tutto. Adesso però che si fa?  Si cambia, ok. Ovvio però che non si può riproporre un Italicum modificato o un maggioritario arzigogolato. Dunque, niente premio di maggioranza, niente ballottaggio e, per carità, niente voto di coalizione perché abbiamo già visto con il porcellum che disastri ha creato. Quindi, si tira una bella riga e si cancella l’Italicum. Si perdona l’esuberanza giovanile dell’attuale presidente del consiglio, non si chiedono le sue dimissioni  e si ragiona un po’. Fioccano le proposte in queste ore. Tante le mozioni, anche se Brunetta e la lega Nord hanno furbescamente detto che non ne presenteranno. Ma gira e rigira le strade  percorribili sono poche. Forse, anzi, ce n’è solo una: tornare al proporzionale.

E  evidente che la legge elettorale perfetta non esista in nessun Paese del mondo. Ma il caro vecchio proporzionale, giubilato in nome di chissà quale certezza di governabilità,  è l’unico in grado di dare rappresentatività agli italiani. Nicola Morra e i 5 stelle hanno presentato tre anni fa una legge che somigliava molto proprio al vecchio  proporzionale. E va dato atto al Movimento,  pur con tutti i suoi errori, di dimostrarsi ancora una volta al fianco degli elettori. Va da sé che ai duri e puri del parlamento italiano, l’unica Legge che li potrebbe far vincere è proprio l’Italicum. Ma vuoi perché ci credono, vuoi per un’astuta mossa propagandistica, i 5 stelle sono pronti a rinunciarci.

Concordo da anni sul proporzionale. A mio parere è davvero  l’unico modo per regalare al tempo stesso  rappresentanza e governabilità al Paese. E’ vero o no che gli anni migliori dell’Italia sono stati  quelli dei governi balneari, dei rimpasti, della quadra che veniva puntualmente trovata? Vero. D’accordo,  qualcuno storcerà la bocca, ma una cosa è certa: chi vinceva governava ( cioè la Dc, ma questo è un altro discorso).  Da quando invece  abbiamo sposato il  sistema maggioritario sotto varie forme,  l’Italia è andata a picco ed è diventata ingovernabile e litigiosa. Non solo per leggi elettorali sbagliate, ovvio. Però anche questo  è un altro dato di fatto. Perché il problema vero non è quanti deputati ottiene il partito vincente ma chi ne fa parte in parlamento. I listini bloccati, per dirla tutta, sono un obbrobrio anti democratico. Si torni dunque alle preferenze in collegi piccoli nei quali chi si presenta è davvero a contatto con il territorio, con i suoi elettori. Che se governi bene ti rieleggono, altrimenti il secondo mandato te lo fanno vedere con il binocolo. E non si creda alla fandonia  che con le preferenze vengano eletti prestanomi di mafie e lobby. Può esser vero solo in alcuni casi, diciamo in un dieci per cento, non oltre. Semmai  la percentuale lievita   proprio con i listini bloccati, con i parlamentari paracadutati dall’alto. E poi, per essere ancora più chiari, con le preferenze si eviterebbe un altro problema enorme: i dilettanti allo sbaraglio. In collegi piccoli i politici devono esser capaci di maneggiare bene la cosa pubblica, devono come detto farsi apprezzare dai propri elettori. Se sei inesperto o incapace, difficilmente verresti votato. Punto.

Poi, si vuole evitare la pletora di partitini? D’accordo, si innalzi la soglia di sbarramento al 3, 4 per cento. Si vuole premiare chi vince le elezioni? D’accordo, si diano anche 30 seggi in più al primo partito e magari 15 e 5 al secondo e terzo, come in un podio olimpico. E comunque di soluzioni da adottare,  in questo ‘range’, ce ne sarebbero tante. Ma per carità, se si abolisce l’Italicum, si eviti di proporre sistemi elettorali analoghi. Si è già perso troppo tempo, e da almeno quindici anni , appresso al famoso combinato disposto. Ora basta. E’ il caso di pensare finalmente all’economia del Paese che va in vacca e al welfare distrutto, non   certo a come modificare la legge elettorale e la costituzione. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti.

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