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CASERTA, IL VASO DI PANDORA DELLO SCIOGLIMENTO PER CAMORRA FINISCE IN PARLAMENTO: L’ANTIMAFIA ACCENDE I RIFLETTORI

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CASERTA – Lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Caserta non resta confinato nei faldoni del Viminale. Ora la patata bollente arriva direttamente a Roma, sul tavolo della Commissione parlamentare antimafia. E quando l’Antimafia accende i riflettori, significa che qualcosa continua a puzzare. 💣

A confermarlo è il segretario della commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, che ha chiesto ufficialmente di aprire un focus specifico sul provvedimento di scioglimento del capoluogo di Terra di Lavoro. Tradotto dal linguaggio istituzionale: si vogliono capire fino in fondo le dinamiche che hanno portato il Comune di Caserta a essere commissariato per camorra.

Ma non è solo una questione casertana. Rastrelli parla apertamente del perdurare di situazioni torbide tra politica e criminalità organizzata in Campania, con particolare attenzione a quei comuni che sono già stati sciolti in passato e poi tornati alle urne come se nulla fosse.

Il sospetto – neanche troppo velato – è quello di un sistema che si rigenera ciclicamente: si scioglie un Comune per infiltrazioni mafiose, si vota, cambia qualche faccia… e poi il rischio è che le vecchie logiche tornino dalla finestra dopo essere state cacciate dalla porta.

Nel radar della commissione antimafia non c’è solo Caserta. Si parla anche di Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e perfino della patinata Sorrento. Insomma, dalla periferia industriale alla cartolina turistica, la parola d’ordine è la stessa: verificare se tra politica, affari e territorio esistano ancora quelle “zone d’ombra” dove la camorra trova terreno fertile.

Rastrelli lo dice senza troppi giri di parole:
«Non può più essere consentita alcuna recidiva di zone grigie in cui la politica si riduca ad affarismo e clientela, consentendo al dominio camorristico di insinuarsi nelle amministrazioni pubbliche».

Tradotto: basta politica di favori, pacche sulle spalle e appalti sospetti.

Perché quando un capoluogo di provincia finisce sciolto per camorra e poi diventa oggetto di indagine della commissione antimafia, la domanda che aleggia nell’aria è una sola:
si è davvero chiusa quella stagione… oppure qualcuno sta ancora giocando con le stesse vecchie carte?

 
   
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