Altro che lite di famiglia. Ad Alife la faida tra parenti finisce direttamente in tribunale con accuse da film criminale.
È arrivata stamattina la sentenza per Vincenzo Di Matteo, 77 anni, imputato per il tentato omicidio dei cugini Antonio e Raffaele Visone, noti imprenditori del territorio alifano e proprietari del centro commerciale “Elefantino”.
Il giudice lo ha condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere. Pena alleggerita grazie al rito abbreviato e soprattutto al riconoscimento di una semi-infermità mentale.
Secondo l’accusa, il 22 aprile 2025 il 77enne avrebbe organizzato un vero e proprio agguato ai danni dei due familiari all’interno dell’area commerciale dell’Elefantino. Una vicenda che all’epoca sconvolse Alife, trasformando un luogo frequentato quotidianamente da famiglie e clienti nel teatro di una scena da resa dei conti.
Durante il processo, però, è emerso un elemento pesantissimo: il consulente tecnico del tribunale, il dottor Scarallo, ha confermato in aula la “grave pericolosità sociale” dell’imputato.
Tradotto: per i periti Di Matteo non sarebbe affatto un soggetto innocuo.
Respinta invece la linea della difesa, che puntava al riconoscimento della totale incapacità di intendere e di volere e alla derubricazione del reato da tentato omicidio a semplici lesioni gravi.
Il tribunale non ha seguito questa impostazione, lasciando in piedi l’accusa principale.
Intanto il 77enne è già detenuto da oltre un anno nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Un dettaglio non secondario, perché parte della pena è stata già scontata dal giorno dell’arresto.
Ma la storia giudiziaria potrebbe non essere finita qui: la sentenza non è definitiva e il caso rischia di proseguire nei successivi gradi di giudizio.
Ad Alife, però, resta lo choc per una vicenda che ha mescolato sangue, parentela e affari nel cuore della comunità cittadina.














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