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CASALE SHOW: TRA EVENTI, PALCHI E PIAZZA CARLO DI BORBONE

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 A CASERTA LA POLITICA DIVENTA SPETTACOLO PERMANENTE

A Caserta c’è un rumore di fondo sempre più fastidioso. Un brusio continuo, ambiguo, spesso velenoso. Quello di chi predica chiarezza ma si innervosisce appena qualcuno prova ad andare oltre la superficie delle cose.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo attorno alle interviste e agli approfondimenti sulle vicende che negli ultimi anni hanno devastato la vita politica e istituzionale della città, fino al marchio più pesante di tutti: il commissariamento del Comune.

Perché diciamolo chiaramente: c’è chi oggi sembra avere una fretta disperata di mettere una pietra tombale su quella stagione. Archiviare. Dimenticare. Voltare pagina senza leggere bene quella precedente.

Troppo scomodo continuare a scavare.

Troppo pericoloso ricordare contraddizioni, guerre interne, rancori, vendette trasversali e giochi di potere che hanno trasformato Palazzo Castropignano in un Vietnam politico permanente.

E così, appena si prova a fare informazione vera, ecco partire il solito coro: “Basta parlare del passato”, “Lasciate stare”, “Non serve riaprire certe vicende”.

Curioso, però. Perché gli stessi che oggi storcono il naso davanti a un’intervista all’ex sindaco Emiliano Casale sono spesso quelli che per anni hanno campato di retroscena, dossier, sospetti e sentenze preventive.

Forse qualcuno avrebbe preferito una bella esecuzione sommaria mediatica: tutto archiviato, tutti colpevoli, nessuna domanda e soprattutto nessun approfondimento.

Più semplice. Più comodo. Più utile.

Invece no.

Perché il giornalismo — quello vero — non serve a distribuire patenti di simpatie o antipatie. Serve a fare domande. Anche scomode. Soprattutto scomode.

E se una città arriva al commissariamento per infiltrazioni e fratture devastanti, il minimo sindacale sarebbe pretendere verità fino in fondo, non il silenzio tombale utile solo a chi spera che la memoria collettiva evapori nel giro di qualche stagione elettorale.

Ma evidentemente a Caserta c’è ancora chi considera l’informazione una merce “a tanto al chilo”. Un servizio da applaudire solo quando colpisce gli avversari e da delegittimare appena osa disturbare il proprio recinto politico o personale.

Del resto, in una città dove molti fanno finta di non ricordare più nulla, il problema non è la mancanza di notizie.

È la paura che qualcuno continui a collegarle tra loro.

 

 
   
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