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LA PIAZZA TORNA ALLA REGGIA

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 FINISCE L’ERA DEL “TUTTO E DI PIÙ” A CARLO DI BORBONE

Alla fine è arrivata la firma. E per molti, dentro e fuori i palazzi di Caserta, è un mezzo terremoto. Perché dietro il burocratico nome di “Progetto speciale Caserta” si nasconde in realtà una scelta politica e culturale chiarissima: sottrarre Piazza Carlo di Borbone al degrado amministrativo degli ultimi anni e riportarla sotto l’orbita della Reggia di Caserta.

Tradotto: basta gestione da terra di nessuno. Basta piazza usata come enorme contenitore per tutto — concerti, caos, erba distrutta, illuminazione da dopolavoro ferroviario e manutenzione intermittente — mentre il salotto monumentale davanti alla Reggia UNESCO perdeva pezzi ogni stagione.

L’accordo è stato siglato tra Agenzia del Demanio, Commissione straordinaria del Comune, Museo Reggia di Caserta e Ministero della Cultura. E il punto centrale è uno: la gestione della piazza passa sperimentalmente alla Reggia per un anno, prorogabile.

Una rivoluzione silenziosa che manda in fibrillazione pezzi di quella vecchia filiera politico-imprenditoriale cittadina abituata a considerare la piazza più importante del Mezzogiorno come una gigantesca area eventi senza identità.

Dietro il lessico istituzionale della “valorizzazione” c’è infatti un messaggio chiarissimo: Piazza Carlo di Borbone non dovrà più essere solo uno spazio da riempire, ma un luogo da proteggere, curare e integrare nel disegno originario di Luigi Vanvitelli per Carlo di Borbone.

E non è un dettaglio.

Perché per anni la piazza è stata il simbolo perfetto della schizofrenia casertana: patrimonio UNESCO davanti, degrado urbano intorno. Da una parte milioni di turisti, dall’altra erba spelacchiata, irrigazione ko, abusivismo e manutenzione a singhiozzo.

Ora la direttrice Tiziana Maffei mette nero su bianco una linea diversa: illuminazione completata, manutenzione, studio dei sottoservizi, concorso internazionale di idee e rilancio culturale dell’intera area.

Una visione che, inevitabilmente, ridisegna anche i rapporti di forza cittadini.

La Commissione straordinaria, senza troppi giri di parole, ammette ciò che per anni molti hanno negato: viste le difficoltà amministrative e finanziarie del Comune, questa era “la soluzione migliore”.

Ed è qui il punto politico vero. Perché mentre una parte della vecchia classe dirigente gridava allo scandalo preventivo, lo Stato si è ripreso il controllo del simbolo della città.

Con una constatazione implicita ma devastante:
Caserta, da sola, quella piazza non è stata capace di gestirla.

E allora ecco il “Progetto speciale Caserta”: non solo decoro urbano, ma commissariamento culturale di un sistema che per troppo tempo ha confuso valorizzazione con occupazione dello spazio pubblico.

Ora resta da capire una cosa sola: chi protesta davvero per difendere la città… e chi invece teme di perdere il controllo del giocattolo.

 
   
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