LA MALAPOLITICA TORNA A FARE LEZIONI SUI GIORNALI CARTACEI e NON
Ed eccoli di nuovo.
I professionisti della dichiarazione inutile. I reduci della politica che ha trascinato Caserta tra debiti, immobilismo e scioglimenti adesso rispuntano puntualmente sui quotidiani cartacei e online a distribuire consigli, analisi e ricette per il futuro della città.
Come se nulla fosse accaduto.
E il problema non sono solo loro. Il problema è anche chi continua a offrirgli il palcoscenico. Pennivendoli travestiti da osservatori imparziali che rilanciano ogni dichiarazione di personaggi politicamente bolliti trasformandoli in improbabili “statisti” da salotto.
Personaggi che, quando avevano responsabilità vere, hanno prodotto disastri amministrativi, conflitti permanenti, clientele e degrado urbano. Ma oggi eccoli lì: intervista, dichiarazione indignata, appello alla città, lezione sulla gestione comunale.
Una commedia grottesca.
Perché a Caserta succede una cosa straordinaria: chi ha contribuito al fallimento della città non sparisce mai davvero. Cambia simbolo, cambia lista, cambia fotografia profilo, ma resta sempre dentro il circuito mediatico-politico che si autoalimenta da anni.
E allora leggiamo ex amministratori parlare di “visione”, ex consiglieri parlare di “trasparenza”, vecchi professionisti del consenso dare lezioni di moralità amministrativa. Gli stessi che per anni hanno taciuto davanti al degrado di Piazza Carlo di Borbone, al dissesto strisciante del Comune e all’assalto continuo agli spazi pubblici.
Il copione è sempre quello:
prima governano male, poi spariscono, infine tornano come commentatori esperti del disastro che hanno contribuito a creare.
E una parte dell’informazione locale continua a reggergli il microfono o la penna come se fossero ancora credibili.
La verità è che Caserta avrebbe bisogno di aria nuova, non della solita filiera politico-mediatica che vive di relazioni, favori e visibilità reciproca.
Perché il problema non è sentire certe dichiarazioni.
Il problema è fingere ancora che arrivino da persone che non abbiano già avuto vent’anni per dimostrare quello che valevano.














Lascia un commento