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NAPOLI, LA PREFETTURA CAMBIA ROTTA: STOP AL CAOS PRATICHE. LE GUARDIE GIURATE OTTENGONO UNA SVOLTA

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Dopo mesi di ritardi, pratiche ferme e lavoratori ostaggio della burocrazia, dalla Prefettura di Napoli arriva una svolta che nel mondo della vigilanza privata viene già letta come una piccola rivoluzione amministrativa.

Dalla prossima settimana cambieranno infatti le modalità di presentazione delle richieste relative ai titoli di Polizia e ai rinnovi delle Guardie Particolari Giurate. Una riorganizzazione attesa da tempo e che porta una firma precisa: quella dell’Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate.

Dietro il cambio di passo c’è il confronto istituzionale avvenuto nei giorni scorsi tra il presidente dell’associazione, Giuseppe Alviti, e i funzionari prefettizi Ciro Siesto e Dott.ssa Tozzi.

Tradotto dal linguaggio burocratico: basta montagne di documenti incompleti, pratiche confuse e tempi biblici che hanno paralizzato centinaia di lavoratori del settore sicurezza.

La nuova linea sarà netta: le istanze dovranno essere trasmesse direttamente dagli istituti di vigilanza in modo completo e conforme. Chi sbaglia o presenta documentazione carente si vedrà rispedire tutto indietro immediatamente.

Una stretta che punta a mettere ordine in un sistema che negli ultimi mesi era diventato un imbuto amministrativo con conseguenze pesanti per le guardie giurate, spesso ferme in attesa di rinnovi indispensabili per lavorare.

Le pratiche corrette, assicurano dalla Prefettura, avranno invece corsie più rapide.

Per il presidente Giuseppe Alviti si tratta di “un risultato concreto ottenuto grazie al dialogo istituzionale”, ma il messaggio politico-sindacale è chiaro: la categoria non intende più accettare ritardi e inefficienze scaricati sulla pelle dei lavoratori.

Nel comparto della vigilanza privata la notizia viene accolta come un primo segnale di normalizzazione dopo mesi di tensioni e proteste sotterranee.

Perché dietro le carte bollate e i protocolli c’è un tema molto più semplice: quando la burocrazia si inceppa, a pagare sono sempre i lavoratori. E questa volta, almeno per ora, qualcuno è riuscito a far muovere il Palazzo

 
   
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