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CASERTA, IL SISTEMA È CROLLATO: I GIUDICI DEMOLISCONO ANNI DI NARRAZIONE POLITICA E CASALE RIVELA…

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CASERTA – Per anni hanno raccontato una città amministrata, governata, programmata. Poi, nero su bianco, arrivano sentenze che pesano come macigni e che  riscrivono una delle pagine più controverse della storia recente di Caserta.

Da una parte il condizionamento della gestione politico-amministrativa da parte della camorra, dall’altra l’incapacità dell’ente di resistere alle pressioni di un’imprenditoria affaristica e di soggetti collegati alla criminalità organizzata. Non sono accuse lanciate in una conferenza stampa o slogan da campagna elettorale. Sono le motivazioni con cui la Prima Sezione Civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha dichiarato l’incandidabilità dell’ex sindaco Carlo Marino e degli ex assessori Emiliano Casale e Massimiliano Marzo per due tornate elettorali consecutive.

Parole che fanno a pezzi anni di rassicurazioni, comunicati trionfalistici e rappresentazioni di una città dipinta come modello di rinascita amministrativa.

E qui emerge il paradosso tutto casertano. Per anni una parte della classe politica ha raccontato il dissenso come fastidio, le critiche come polemiche strumentali, le denunce pubbliche come esercizi di pessimismo. Oggi, invece, il quadro delineato dai giudici descrive un Comune incapace di opporre adeguata resistenza a interessi esterni ritenuti pericolosi per la legalità amministrativa.

Uno scenario che rende ancora più amara una riflessione emersa negli ultimi mesi dalle testimonianze di chi come Emiliano Casale, ha vissuto per 15 anni, il consiglio comunale dentro e fuori le stanze del potere. C’è chi racconta una politica che negli anni avrebbe perso progressivamente capacità di confronto, passione civile e spirito critico, lasciando spazio a un clima di rassegnazione diffusa. Un lento scivolamento verso quell’indifferenza che spesso rappresenta il terreno più fertile per ogni forma di degenerazione istituzionale.

Il risultato è una città che oggi si ritrova sciolta per infiltrazioni mafiose, commissariata e costretta a fare i conti con una sentenza che non colpisce soltanto alcuni protagonisti politici, ma investe l’intero sistema di governo che ha guidato Caserta nell’ultimo decennio.

Arriveranno i ricorsi, le difese, le controrepliche e le battaglie giudiziarie. È un diritto degli interessati e sarà la giustizia a pronunciarsi nei successivi gradi di giudizio.

Ma una domanda resta sospesa sulle macerie politiche di questi anni: se per tanto tempo tutto andava così bene come veniva raccontato, come si è arrivati a una conclusione tanto severa da parte dello Stato?

Una domanda che nessun comunicato celebrativo potrà cancellare.

 
   
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