C’era una volta una piccola cappella militare.
Piccola davvero.
Ma, secondo il dibattito politico che si è sviluppato attorno al progetto Macrico, sembrava destinata a diventare la cappella dai 15 milioni di euro.
Poi, però, sulla strada del progetto è comparso un protagonista che in politica fa sempre meno rumore di una conferenza stampa ma spesso pesa molto di più: l’Avvocatura della Regione Campania.
E il copione si è improvvisamente complicato.
L’idea era quella di utilizzare risorse previste per interventi collegati al Giubileo e destinati a edifici e aree di culto. Ma il parere legale avrebbe evidenziato una serie di criticità che meritano approfondimenti.
La prima domanda è quasi cinematografica: può una piccola cappella giustificare un’operazione di questa portata?
Secondo quanto emerge, proprio questo rappresenterebbe uno dei nodi giuridici esaminati.
Poi c’è la questione della proprietà, del passaggio alla Fondazione e dell’inquadramento normativo dell’intera operazione.
Infine arrivano i vincoli urbanistici e architettonici che gravano sull’ex complesso militare.
Insomma, il percorso appare meno lineare di quanto fosse stato raccontato.
Nel frattempo il dibattito politico continua.
Da una parte chi considera il Macrico una grande occasione di riqualificazione urbana.
Dall’altra chi teme che il progetto possa modificare in modo significativo uno degli ultimi grandi spazi verdi della città.
Nel mezzo, come spesso accade a Caserta, ci sono cittadini che aspettano di capire quale sarà davvero il destino di quei 33 ettari.
La sensazione è che, ancora una volta, il Macrico sia diventato il terreno di una battaglia dove si confrontano visioni completamente diverse della città.
Una cosa, però, appare evidente.
Tra fondazioni, accordi di programma, pareri legali, vincoli urbanistici e finanziamenti pubblici, il dossier Macrico assomiglia sempre più a un romanzo amministrativo.
E, almeno per ora, il capitolo finale è ancora tutto da scrivere.














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