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ALBERI TAGLIATI, OMBRA SCOMPARSA E PROMESSE EVAPORATE: IL CASO VIA FERRARECCE TORNA A GALLA

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CASERTA – Gli alberi sono spariti. Le strisce blu sono rimaste. Le nuove piantumazioni, invece, sembrano essersi perse lungo la strada della burocrazia.

A riaccendere i riflettori sulla vicenda è  l’agronomo Prof. Bruno Di Martino di Caserta Kest’è, nonchè  facente parte del Comitato costituente 989 di Futuro Nazionale, che presenta un’interrogazione sugli oltre dieci alberi abbattuti tre anni fa negli stalli comunali di via Ferrarecce, all’altezza del palazzo ETA, per consentire la realizzazione di parcheggi a pagamento.

La domanda è semplice e imbarazzante allo stesso tempo: che fine hanno fatto gli alberi promessi in sostituzione di quelli abbattuti?

«Dopo tutto questo tempo il Comune non ha provveduto né alla rimozione degli stalli né alla piantumazione di altri alberi», denuncia il movimento congiuntamente con il Comitato989.

Tre anni. Un tempo sufficiente per completare cantieri, inaugurare opere pubbliche e persino cambiare amministrazioni. Non abbastanza, evidentemente, per ripiantare qualche albero.

La questione va oltre il singolo episodio. In una città che ogni estate combatte con temperature sempre più elevate, cemento e asfalto continuano spesso a vincere il confronto con il verde urbano. E ogni albero abbattuto senza sostituzione rappresenta un piccolo pezzo di qualità della vita che se ne va.

Caserta Decide punta il dito contro una gestione che appare contraddittoria:

«Il verde pubblico non è un orpello ma un tassello fondamentale per la qualità della vita, per la resilienza urbana e per il contrasto ai cambiamenti climatici».

Parole che difficilmente possono essere contestate. Perché mentre nelle conferenze si parla di sostenibilità, transizione ecologica e città del futuro, in via Ferrarecce resta una fotografia molto più concreta: alberi tagliati, parcheggi presenti e nessuna traccia dei sostituti.

La vicenda rischia così di trasformarsi nell’ennesimo simbolo di una politica che annuncia compensazioni ambientali e interventi di riequilibrio, salvo poi dimenticarli nel cassetto una volta spenti i riflettori.

Alla fine la domanda resta lì, semplice e ostinata: se per abbattere dieci alberi sono bastati pochi giorni, perché per ripiantarli non sono bastati tre anni?

 
   
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