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Concerti sold out, centro vuoto? La polemica dei commercianti: “Così l’indotto resta dietro le transenne”

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Ha il sapore dell’occasione mancata il dibattito che sta attraversando i social durante i grandi concerti organizzati nell’area antistante la Reggia. Migliaia di persone arrivano in città da tutta la Campania e oltre, ma per molti commercianti del centro il flusso di pubblico non si traduce in un reale beneficio economico.

Il nodo è sempre lo stesso: eventi di richiamo che riempiono l’area spettacoli ma che, secondo diversi esercenti, non riescono a contaminare il tessuto commerciale cittadino. Bar, negozi e attività del centro storico continuano a lavorare come in una giornata ordinaria, mentre il grande movimento resta confinato oltre le transenne.

Ad accendere la discussione è stato il video pubblicato sui social da una commerciante del centro cittadino.

«Arrivano i concerti e ci si aspetta che gli spettatori entrino in città. Invece si mettono le transenne e dentro c’è già tutto: stand, servizi, punti ristoro. Agevolare il commercio casertano? Non si pensa ad aiutare chi tiene aperto e paga tasse tutto l’anno in una città troppo spesso vuota e abbandonata. Abbiamo aspettato tanto questi eventi, ma fuori da quell’area non c’è nessuno».

Parole che hanno trovato rapidamente eco online, raccogliendo commenti, condivisioni e una discussione che va ben oltre il singolo appuntamento musicale.

Da una parte c’è chi sostiene che eventi di questa portata dovrebbero essere progettati insieme alla città e non soltanto dentro il perimetro dello spettacolo: percorsi dedicati, convenzioni con i negozi, iniziative diffuse, aperture coordinate e formule capaci di accompagnare il pubblico anche nelle strade del centro.

Dall’altra parte c’è chi invita a leggere il fenomeno con maggiore equilibrio, ricordando che l’indotto esiste ma non arriva automaticamente e che spetta anche agli operatori economici intercettare i visitatori con offerte, orari e strategie adeguate.

Nel dibattito è riemerso anche un precedente che molti ricordano ancora: il concerto di Ligabue dello scorso anno. Sui social non mancarono allora segnalazioni e critiche per rincari giudicati eccessivi.

«Acqua a 3 euro, Spritz a 12 euro, aumenti anche su caffè e cornetto – scrive un utente – e alla fine tutta la città si è presa le critiche».

Un episodio che per alcuni dimostra come il problema non sia soltanto attirare persone, ma costruire un rapporto equilibrato tra domanda e offerta.

La domanda, però, resta aperta: Caserta sta usando davvero i grandi eventi come leva di sviluppo urbano oppure continua a vivere concerti da migliaia di presenze e centro cittadino su binari paralleli?

Perché il punto non è soltanto riempire un’area. È capire se chi arriva per una sera torna poi a vivere la città.

 
   
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