di Ciro Guerriero
CASERTA – C’è una domanda che mi continua a torturare e torna costantemente nel dibattito cittadino. Non una domanda giudiziaria, ma politica e civile.
È possibile discutere pubblicamente degli effetti di una decisione senza mettere in discussione il principio di legalità?
Per molti cittadini e per me in primis in quanto aspirante sindaco, il caso Emiliano Casale è diventato esattamente questo.
Da una parte c’è un provvedimento di incandidabilità che produce conseguenze politiche enormi e che nasce dentro un quadro normativo preciso.
Dall’altra c’è una parte dell’opinione pubblica che continua a interrogarsi sul significato concreto di quella scelta e sui suoi effetti nel quadro politico locale.
La domanda che alcuni come me aspirante SindacoGuerriero si pongono non è necessariamente se la decisione sia legittima – tema che appartiene ad altre sedi – ma se sia stata compresa fino in fondo.
Perché nella percezione di alcuni cittadini Casale rappresentava una figura che ha costruito come me. amche su scelte partitiche diverse, un rapporto diretto con una parte della città, un metodo di confronto e una presenza pubblica che oggi a mio avviso viene viene improvvisamente interrotta. A differenza di altri che vogliono vincere facile e senza prove tangibili m
Seguendo le interviste, ricostruzioni e racconti emersi in queste settimane, molti sostengono di avere la sensazione che esistano ancora aspetti da capire di una stagione amministrativa che continua a produrre effetti politici e istituzionali.
Naturalmente questo non significa ribaltare responsabilità, anticipare giudizi o attribuire intenzioni.
Significa però riconoscere una cosa semplice: il commissariamento e le sue conseguenze hanno lasciato una ferita politica e simbolica profonda.
Ed è qui che nasce il punto.
L’incandidabilità non è una condanna penale.
Ma sul piano politico produce effetti enormi.
Per questo una parte della città continua a chiedere spiegazioni, chiarezza e comprensione delle ragioni che stanno dietro a decisioni tanto impattanti.
Non per negarle.
Ma perché le decisioni più forti, proprio perché autorevoli, spesso chiedono anche di essere comprese.
E forse il punto non è stabilire oggi chi avesse ragione.
Ma evitare che resti l’impressione che la politica venga decisa soltanto quando il voto è già diventato impossibile.














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