GUERRIERO SI SONO GIÀ MOSSI, GLI ALTRI ASPETTANO LA TELEFONATA DA ROMA…
A Caserta il centrodestra continua a vendere sicurezza, ma il primo a cercarla sembra essere proprio lui.
Mentre la città aspetta di sapere chi sfiderà davvero il centrosinistra, Fratelli d’Italia sceglie di partire dal casting degli esclusi. Il segretario cittadino Paolo Santonastaso mette il timbro: chi ha avuto responsabilità politiche nell’era Carlo Marino non troverà ospitalità sotto il simbolo della fiamma. Traduzione: il porto è chiuso. Almeno ufficialmente.
Una dichiarazione che suona come un avviso ai naviganti e, soprattutto, a quei perbenisti e professionisti del trasformismo che, a ogni tornata elettorale, cambiano simbolo con la stessa facilità con cui cambiano il biglietto da visita.
Santonastaso promette che Fratelli d’Italia non diventerà il “centro di riciclaggio politico” dell’ultima ora. Parole pesanti, che inevitabilmente fanno nascere una domanda: varranno davvero per tutti o arriveranno le solite eccezioni dell’ultimo minuto?
Perché la politica casertana ha una memoria curiosa: rigorosissima fino alla chiusura delle liste, molto più elastica quando servono voti.
Intanto la fotografia del Comune è quella di un paziente in terapia intensiva: oltre 200 milioni di euro di debiti, il fantasma del terzo dissesto finanziario, uffici desertificati, Polizia Municipale sotto organico, servizi ridotti al minimo sindacale, parcheggi chiusi, patrimonio comunale lasciato marcire e strade trasformate in un gigantesco percorso a ostacoli dopo gli interventi della fibra.
Un bollettino di guerra che Santonastaso attribuisce senza mezzi termini ai nove anni dell’amministrazione Marino, parlando di gestione fallimentare e di un Comune che, nei rapporti con concessionari e gestori, avrebbe perso qualsiasi capacità di far rispettare contratti e capitolati.
Fin qui la denuncia.
Poi, però, arriva il capitolo più divertente.
Alla domanda sul candidato sindaco, il centrodestra risponde con il suo grande classico: “non abbiamo fretta”.
Una frase che, tradotta dal politichese all’italiano, significa più o meno: non ci siamo ancora messi d’accordo.
Mentre Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e gli altri alleati continuano a sfogliare la margherita tra tavoli, veti incrociati, telefonate romane e candidature congelate, a Caserta due nomi hanno già smesso di essere semplici indiscrezioni.
Il primo è quello del dottor Ciro Guerriero, medico fisioterapista e leader del movimento civico Caserta Kest’è, che ha già ufficializzato da tempola propria discesa in campo. Attorno alla sua candidatura potrebbe prendere forma anche una lista con il simbolo di Futuro Nazionale, oltre ad altre liste civiche.
Il secondo è l’avvocato Gennaro Iannotti, promotore del “Progetto per Caserta”, che incassa il sostegno politico dell’europarlamentare Pina Picierno e del leader di Azione, Carlo Calenda, segnando così un primo tassello nello schieramento che guarda al voto del 2027.
Morale? C’è chi è già in campagna elettorale e chi, invece, sembra ancora in sala d’attesa.
Il paradosso casertano è tutto qui: mentre alcuni hanno già messo nome, cognome e faccia sulla scheda elettorale che verrà, il centrodestra ufficiale continua a rincorrere il candidato perfetto. E più passano le settimane, più il rischio è che il famoso “nome unitario” diventi il nuovo romanzo incompiuto della politica cittadina.
Nel frattempo gli elettori osservano. Perché, al di là dei summit e delle foto di rito, una domanda continua a rimbalzare nei corridoi della politica casertana: chi corre davvero e chi, invece, sta ancora aspettando che sia Roma a decidere?
Insomma l’alternativa ai due già in campo, continua ad aspettare il momento giusto. O, forse, la telefonata giusta.
Perché a Caserta il candidato sindaco sembra essere come il Sacro Graal: tutti ne parlano, nessuno lo vede.
Santonastaso liquida anche il vecchio accordo che avrebbe riservato Caserta alla Lega: “non vale più”. Un modo elegante per certificare ciò che tutti avevano già capito: gli equilibri interni al centrodestra sono cambiati e Fratelli d’Italia, forte dei risultati elettorali, non ha alcuna intenzione di fare il comprimario.
La sensazione è che la partita vera non sia contro il centrosinistra, ma dentro la stessa coalizione.
Nel frattempo Caserta aspetta.
Aspetta il candidato.
Aspetta un programma.
Aspetta una classe dirigente capace di affrontare una città piegata dai debiti, dai commissariamenti e da anni di cattiva amministrazione.
La politica, invece, continua a discutere di veti, quote, simboli e spartizioni.
Insomma, il copione è sempre lo stesso: prima le bandierine dei partiti, poi – forse – i problemi dei cittadini.
E mentre qualcuno giura che il centrodestra arriverà “unito e vincente”, a Palazzo Castropignano c’è già chi sussurra una battuta: l’unica cosa davvero unita, per ora, è l’attesa.














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