Essendo uno dei candidati a Sindaco della città capoluogo, seguo con interesse gli incontri della giornalista Francesca Nardi con Emiliano Casale, già vicesindaco della giunta Marino e assessore per gran parte dell’ultimo decennio, che a mio avviso non nasceva con l’obiettivo di assolvere o condannare qualcuno. Nasceva da una domanda molto più semplice e, forse proprio per questo, più scomoda
Com’è stato possibile arrivare allo scioglimento del Comune di Caserta?
Al di là delle ricostruzioni giudiziarie e amministrative, al di là delle opinioni politiche e delle appartenenze, resta una ferita che ha colpito l’intera città. Una ferita che, ancora oggi, fatica a rimarginarsi.
Ho voluto confrontarmi anche io con Emiliano Casale perché ritengo che ogni protagonista di quella stagione abbia il dovere di spiegare, chiarire e riflettere, al cittadino che lo chiede, lo feci cogliendone occasione , nei giorni successivi alla nascita della figlia.
A dire il vero, anche lo stesso Casale contesta il provvedimento di incandidabilità che lo riguarda, vicenda sulla quale sono in corso i percorsi previsti dall’ordinamento.
Ma, settimana dopo settimana, mi sono reso conto che il vero protagonista delle puntate di AppiaPolis non era una persona.
Era Caserta.
Era quella domanda che continua a rimanere sospesa e che nessuno sembra voler affrontare fino in fondo.
Mentre il dibattito politico si riempie di nuovi aspiranti sindaci, tavoli, coalizioni, veti e candidature, ho l’impressione che il vero elefante nella stanza venga accuratamente evitato.
Lo scioglimento del Comune avrebbe dovuto provocare una profonda autocritica collettiva.
Invece sembra aver prodotto soltanto una nuova corsa alle candidature.
Come se nulla fosse accaduto.
Come se quella pagina dolorosa appartenesse già agli archivi della memoria.
E invece no.
Quel “marchio”, piaccia o no, continua a pesare sulla credibilità della città.
Non per alimentare processi sommari o cacce alle streghe.
Ma perché senza una riflessione seria su ciò che è stato, difficilmente si potrà costruire qualcosa di diverso.
La domanda non è soltanto chi vuole fare il sindaco.
La domanda è molto più impegnativa.
Chi ha davvero compreso perché Caserta è arrivata fino a quel punto?
Perché amministrare una città non significa soltanto chiedere consenso.
Significa dimostrare di aver imparato dagli errori, di saperli riconoscere e, soprattutto, di essere in grado di non ripeterli.
Il resto rischia di essere soltanto propaganda.
E Caserta, dopo quello che ha vissuto, non può più permetterselo…non siate distratti














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