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MACRICO, FICO E IL “METODO CURIA”

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IL GOVERNATORE SCOPRE L’AREA MERAVIGLIOSA. E I CITTADINI?

Il governatore Roberto Fico arriva, guarda il Macrico, incontra la Curia e scopre che sull’area “incredibile, meravigliosa, stupenda” bisogna investire. Tutto molto bello. Peccato che a Caserta, da venticinque anni, ci sia chi chiede una cosa leggermente diversa: sapere cosa si vuole fare, con quali soldi, con quali regole e soprattutto per conto di chi.

Il nuovo corso pentastellato della Regione Campania comincia a somigliare sempre più a un navigatore satellitare impazzito: una svolta a destra, una a sinistra, qualche retromarcia e, quando finalmente compare una destinazione, nessuno sa esattamente dove si trovi.

Dal pronto soccorso di Pineta Grande all’aeroporto di Grazzanise, dal CPR nell’area domiziana fino al bradisismo dei Campi Flegrei, il filo conduttore sembra essere sempre lo stesso: annunciare, prendere posizione, rinviare, correggere il tiro e lasciare sul tavolo il problema vero.

E adesso arriva il Macrico.

La gigantesca area ex militare di Caserta, da oltre venticinque anni al centro di discussioni, progetti, comitati, ipotesi urbanistiche e battaglie civiche, improvvisamente torna al centro del radar regionale.

Ma c’è un piccolo particolare: mentre la città discute da un quarto di secolo, la Regione sembra aver già cominciato a discutere con la proprietà.

E qui arriva il capolavoro.

Il 29 luglio, intervenendo in Consiglio regionale, Fico parla del Macrico e lo definisce un’area “incredibile, meravigliosa, stupenda”, aggiungendo che Regione e Curia stanno lavorando insieme e che bisogna cominciare a investirci.

Benissimo.

Ma investire in cosa?

Con quali risorse?

Per quale progetto?

Con quale destinazione urbanistica?

Quale interesse pubblico?

Quale confronto con la città?

Domande banali. Talmente banali che, evidentemente, nessuno ha ritenuto necessario porle.

IL MACRICO NON È IL SALOTTO DI CASA

Il problema non è che il governatore incontri la Curia.

Il problema è come si costruisce una decisione pubblica su un’area strategica per il futuro di Caserta.

Perché il Macrico non è un cortile privato sul quale decidere davanti a un caffè. È un pezzo enorme della città, con una storia urbanistica, ambientale, sociale e politica che dura da decenni.

E allora la domanda diventa inevitabile: perché il governatore sembra avere tempo per incontrare la proprietà e non per ascoltare il Comitato Macrico Verde?

Un comitato che da anni segue la vicenda e che sostiene di aver chiesto più volte un incontro alla Regione senza ottenere risposta.

Se davvero il Macrico deve diventare una grande occasione per Caserta, la trasparenza dovrebbe essere la prima pietra del progetto.

Non l’ultima.

QUINDICI MILIONI E TANTE DOMANDE

Poi c’è l’altro dettaglio che rende la storia ancora più interessante: il finanziamento regionale da 15 milioni di euro destinato alla Curia casertana per un progetto di riqualificazione del compendio.

Una cifra tutt’altro che simbolica.

Su questo, secondo quanto denunciato pubblicamente, sarebbero emerse interrogativi e anomalie procedurali che meritano chiarimenti.

Non servono complotti.

Servono semplicemente atti, documenti, cronoprogrammi, beneficiari, progetti e numeri.

La trasparenza, del resto, non dovrebbe essere una concessione fatta agli oppositori.

Dovrebbe essere la normale grammatica della pubblica amministrazione.

E CASERTA? INVITATA QUANDO SARÀ TUTTO DECISO?

La sensazione, a leggere la vicenda, è che Caserta rischi di assistere ancora una volta allo stesso film: prima si decide nelle stanze, poi si informa la città.

Una città che da anni paga il prezzo di scelte calate dall’alto, di progetti rimasti nei cassetti, di milioni annunciati e di occasioni perdute.

Il rischio è che anche il Macrico finisca trasformato nell’ennesimo grande contenitore di parole: sostenibilità, rigenerazione, sviluppo, innovazione, verde, inclusione.

Tutte parole bellissime.

Peccato che, quando arrivano i progetti veri, spesso compaiano anche cemento, interessi, incarichi e milioni pubblici.

E qui la politica dovrebbe avere un sussulto.

Perché il Macrico non può diventare né un bancomat pubblico né il prossimo laboratorio di clientele.

GUERRIERO: “IL MACRICO NON SI DECIDE IN UNA STANZA”

A mettere il dito nella piaga è Ciro Guerriero, candidato sindaco di Caserta, che interviene chiedendo che il futuro dell’area venga discusso alla luce del sole.

“Il Macrico non appartiene a una stanza, a un palazzo o a una corrente politica. Il Macrico è una questione che riguarda tutta Caserta. Se Regione e Curia hanno un progetto, lo presentino pubblicamente. Voglio sapere quali sono le risorse, quali sono gli interventi, quali sono i tempi e soprattutto quale sarà il beneficio concreto per i cittadini.”

Guerriero rincara:

“Non accetterò che Caserta venga informata a cose fatte. Abbiamo già visto troppe volte la politica arrivare con le fotografie quando le decisioni erano state prese altrove. Il Macrico deve diventare un grande spazio pubblico al servizio della città, non l’ennesima occasione per distribuire milioni senza una discussione trasparente.”

E poi la stoccata al governatore:

“Fico dice che il Macrico è meraviglioso. Bene. Se è davvero così, allora venga a raccontare ai casertani cosa vuole farne. Non basta incontrare la proprietà e dire che si sta lavorando. Il  futuro sindaco deve rappresentare la città, non essere l’ultimo a sapere cosa succede sul territorio.”

LA DOMANDA FINALE

Il punto, alla fine, è semplicissimo.

Chi decide il futuro del Macrico?

La Curia?

La Regione?

Il Comune?

I tecnici?

I partiti?

O, finalmente, la città?

Perché se il Macrico è davvero quella “meraviglia” raccontata da Fico, allora c’è una soluzione molto semplice:

aprire porte, finestre, documenti e soprattutto il tavolo alla città.

Altrimenti il rischio è che la “rigenerazione” diventi soltanto l’ennesima parola elegante per raccontare una vecchia storia casertana:

prima arrivano i milioni, poi arrivano i progetti, poi arrivano gli amici. E i cittadini, come sempre, arrivano dopo.

 
   
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